Live!iXem 2007 (17-21 dicembre, Palermo)

Giovedì 20 dicembre dalle ore 21.30 cureremo una selezione audiovideo all’interno del Live!iXem 2007 presso l’Auditorium ERSU in Via G. di Cristina 39 a Palermo.
A breve ne saprete di più… per ora ci limitiamo a pubblicare il programma dell’evento.

 

Live!iXem 2007
IV Edizione
Contest di musica, audiovisuals
mixed media ed arte elettronica sperimentale

 

Il Live!iXem, concorso e festival di musica e arti elettroniche sperimentali, tiene salda la presa e giunge alla sua IV edizione senza abdicare alla propria vocazione di sponda creativa della ricerca più avanzata.
Unico concorso, per tipologia e metodo, dedicato su territorio nazionale a tutti quegli artisti italiani che si cimentano nell’utilizzo delle nuove tecnologie applicate alle arti, con particolare attenzione al rapporto tra suono ed immagini.
Ecco i progetti vincitori dell’edizione 2007 che vengono premiati attraverso la pubblicazione dei propri lavori nel DVD Live!iXem 2007:

Lunar IIII | Alessandro Fiorin Damiani
Going Home | La Jovenc
B-Light project | Headvision | Nadessja | Eniac
Ferseht(o)urm | Anna Bolena
EXEAIO – Draw 01 | Kuri.O | 8080

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Digicult

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La fondamentale collaborazione con DIGICULT inizia a dare i primi frutti… ma cos’è DIGICULT? Lo abbiamo chiesto a Marco Mancuso…

DIGICULT è un progetto culturale che si occupa di cultura digitale e arti elettroniche. Il progetto DIGICULT è diretto da Marco Mancuso e si basa sulla partecipazione attiva di oltre 40 professionisti che rappresentano oggi il primo ampio Network in Italia di giornalisti, curatori, critici, artisti che lavorano nel camp della cultura elettronica e dell’arte digitale. Nonchè su una moltitudine di operazioni di aggiornamento sui processi di comunicazione e integazione attraverso i nuovi media e su una serie di attività di networking e rete. Tradotto in lingua inglese, DIGICULT è oggi un portale web aggiornato quotidianamente con una serie di news e approfondimenti sul mondo della new media art, ma è anche editor della rivista mensile DIGIMAG che si occupa con approccio critico e giornalistico di net art, hacktivism, video art, electronica, audio video, interaction design, artificial intelligence, new media, software art, performing art. DIGICULT produce inoltre un podcast di musica elettonica e audiovisivi DIGIPOD e un servizio internazionale di newsletter DIGINEWS. DIGICULT è infine coinvolto in una serie di attività collaterali come media partnership e report critici/giornalistici di festival e rassegne (a livello nazionale come Audiovisiva, Netmage, Peam, Dissonanze, Struttura, Freeshout, Lpm e internazionale come Cimatics, Optronica, Elektra, Todaysart, Art Tech Media, Strp e Sonar tra gli altri), progetti curatoriali in Italia (Piemonte Share Festival, Diesel-U-Music Award, Dissonanze Festival, Mixed Media festival, Screen Music festival) e all’estero (Cimatics festival di Bruxxels e Strp di Eindhoven) e sta attualmente lavorando come curatore/promoter di alcuni artisti Italiani all’estero, valorizzando il loro lavoro presso i principali festival, eventi, piattaforme e centri culturali in Europa che operano con il digitale e l’elettronica.

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Krisma. Il passato che ritorna

krisma

Quasi sembra impossibile a dirsi ma da qualche tempo siamo entrati in contatto con Maurizio Arcieri e Christina Moser, ovvero i Krisma. L’occasione era nata in occasione dell’evento che avremmo dovuto organizzare a Napoli ma che poi è andato a rotoli. Ora siamo alla ricerca di un altro luogo dove magari riusciremo a proporre quel che insieme a loro stava prendendo forma. Vabbè…

Riceviamo e pubblichiamo (ma non marchettiamo!)

Universal Music Group
PUBBLICA IL 9 NOVEMBRE 3 TITOLI STORICI DEI
CHRISMA – KRISMA
registrati all’epoca per la Polydor ed oggi rieditati su cd (DigiPack) con copertine originali, rimasterizzati in digitale:
CHRISMA – CHINESE RESTAURANT (1977)
CHRISMA – HIBERNATION ( 1979)
KRISMA – CATHODE MAMMA ( 1980)

I Krisma
I Krisma (inizialmente Chrisma) nascono nel 1976 come duo musicale. Il progetto nasce da un’idea di Maurizio Arcieri (già cantante nel gruppo beat I New Dada e poi cantante solista negli anni ’60) che forma il duo con Christina Moser e si dà prima ad una musica dalle forti connotazioni punk e poi ad un’elettronica d’avanguardia caratterizzata da ritmi a volte ossessivi, scelte musicali pionieristiche e dalla grande importanza data al look e all’aspetto visivo della loro musica. Nel 1977 il duo incide l’album d’esordio Chinese Restaurant, prodotto da Vangelis e suo fratello Nico, di cui il singolo “Lola” ha un buon successo. In questo periodo i Krisma vengono influenzati dal movimento punk, e in effetti il suono dell’album è molto distante da quello che caratterizzerà i loro album di maggior successo: i due sfoggiano look e atteggiamenti punk (profonda sensazione creerà il gesto di Maurizio che, durante un concerto, si ferisce con una lametta da barba rischiando di perdere un dito).
Nel 1979 arriva Hibernation, sempre prodotto da Vangelis, e nel 1980 Cathode Mamma, con cui si concretizza la loro svolta elettro-pop: è in questo periodo che arriva il successo commerciale con brani come “Many kisses” o “Cathode mamma”. Negli anni successivi il duo, trasferitosi definitivamente a Londra, pubblica Clandestine anticipation (un concept album dedicato all’acqua in tutte le sue forme), Nothing to do with the dog e Iceberg.
Del 1989 è l’ultimo lavoro in vinile, per l’etichetta di Vasco Rossi, Bollicine: Non ho Denaro. Successivamente iniziano a collaborare con Rai Tre in programmi come Fuori orario, si dedicano ad installazioni artistiche, lavorano con Marco Ferreri per il film Nitrato d’argento. Nel 1998, sfruttando il loro interesse per le trasmissioni satellitari, irradiano via satellite KRISMATV, un’emittente curata da loro in cui immagini di ogni sorta vengono miscelate con motivi musicali.
Negli ultimi anni hanno lavorato con i Subsonica (con cui hanno duettato in Nuova ossessione) e con Franco Battiato (album Dieci stratagemmi); inoltre continuano a pubblicare musica via internet.

“La Bestia e la Bestia”. Una parentesi nera fra le parole DJ e CINEMA

Andrea G. Pinketts

La Bestia e la Bestia (Requiem per Jack lo Squartatore) è il titolo della mostra e dell’installazione entrambe curate da Philippe Daverio visibile fino a sabato 9 novembre presso la Galleria Jean Blanchaert (piazza Sant’Ambrogio 4. googlemap).
La segnaliamo perchè il tutto prende spunto dall’omonimo racconto scritto da Andrea G. Pinketts contenuto nella raccolta “Io, non io, neanche lui” (Feltrinelli, 1996). Pinketts nella sua poliedrica eccentricità si è prestato amichevolmente alle nostre telecamere per un piccolo documentario su Giorgio Scerbanenco realizzato come extra alla sonorizzazione di Milano Calibro 9 (musicata da Cl.audio) e dunque qualcosa gli dobbiamo, anche se dalla cosa il nostro mammasantissimo non vede neanche un euro (tantomeno per il doc).
Ad interpretare il racconto sono due pittrici molto diverse fra loro: Isa Pozzi e Amira Munteaunu. All’interno della galleria un reading del racconto (con la voce dello stesso Pinketts) pervaderà lo spazio ed accompagnerà la visita fra le reminescenze dei fatti di sangue che terrorizzarono la Londra del 1888. Purtroppo noi ci siamo persi l’inaugurazione, dove fra persone in abito storico e malefici conigli bianchi il nostro amatissimo s’aggirava…

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”
A Poggibonsi, in provincia di Siena, il regista porterà una nuova provocazione: il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ diventerà una ‘vj performance’, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento

di Giovanni Boganni (QN, 9/10/07)

Amsterdam, 6 novembre 2007 – «Sono un film-maker eccentrico, e il mio nome è Peter Greenaway. Il mio nuovo progetto è un progetto polemico e missionario: rivoluzionare il cinema». Peter Greenaway, 65 anni, nato a Newport, Galles, vive da anni in Olanda. «E’ un paesaggio perfetto: piatto, due terzi di cielo e un terzo di terra»; venerdì a Poggibonsi, in Toscana, Greenaway porterà una nuova provocazione. Una ‘vj performance’, cioè il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ che diventa un videoclip: proiettato su sei schermi al plasma allestiti nel cinema, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento. Una performance ‘live’ a partire da un film.

Ci spiega questo nuovo progetto?
«E’ semplice. Il cinema è morto, viva il cinema. Noi siamo abituati a vedere i film in un modo primitivo, arcaico. Che cosa ci fanno delle persone sedute al buio, a guardare fisso davanti a sé, per due ore? Sembriamo animali nella tana. Io ho voluto creare qualcosa che sia differente ogni volta che la vedi. “Titanic” è terribilmente uguale ad ogni visione: il mio film no».

Peter Greenaway sarà ospite del festival ‘Fenice’, dedicato alle nove arti. E nessuno meglio di lui incarna l’ideale dell’artista totale, quello che nel Rinascimento era rappresentato da Leonardo. Pittore prima ancora che regista, autore di libri, realizzatore di performance tra teatro e cinema, autore di mostre multimediali, cultore dell’arte segreta e antica della calligrafia.

‘Le valigie di Tulse Luper’ è un film con immagini multiple sullo schermo, grafie, numeri, sovrimpressioni, disegni, fumetti…Aveva già voglia di un altro modo di fare un film?
«Semplicemente, ho sfruttato le potenzialità della immagine multipla, che è molto vicina alla nostra esperienza umana. Noi quando camminiamo per strada, leghiamo il nostro presente alla immaginazione del futuro e alla nostra memoria. La moltiplicazione dell’immagine è più realistica rispetto ai film come “Casablanca”, dove tutto è lineare».

Le piace la tecnica del collage, nel cinema?
«Il principio del collage è stata un’innovazione fondamentale nella pittura delle avanguardie. Come in Picasso e in Braque. Io sono andato avanti: ho applicato l’idea di collage al film».

La rassegna di Poggibonsi ‘L’arte di Peter Greenaway’ culminerà con un incontro con il regista inglese giovedì alle 16, e con la performance video di venerdì. Giovedì alle 21 verrà proiettato il suo ultimo film, ‘La ronda di notte’, passato anche all’ultima Mostra di Venezia. «Nel caso di quest’opera — continua Greenaway — mi interessava sfruttare le potenzialità del quadro di Rembrandt ‘La ronda di notte’. L’ipotesi è che in quel quadro sia rappresentato un crimine. Tutti gli elementi della scena del crimine sono lì, nel dipinto. E vanno soltanto investigati».

Che tipo di pittore era Rembrandt?
«Era un pre-cineasta. Con i suoi quadri fermava il movimento. In pratica, aveva inventato il cinema con due secoli di anticipo. Se vivesse oggi, sarebbe un mélange tra Mick Jagger e Bill Gates. A 23 anni era famosissimo, ricchissimo, alla moda. Ma dopo aver dipinto “La ronda di notte”, cominciò a perdere tutto: soldi, fama, posizione sociale».

Tutto per colpa di quel quadro?
«Quel quadro racchiude un mistero criminale. Ci sono, in quella immagine, almeno cinquanta questioni segrete. Io sono così arrogante da dichiarare che le abbiamo decifrate tutte».

intervista a cura di Giovanni Bogani

http://www.tulseluperinturin.net
Fenice International Nine Arts Festival

Disco Will Never Die!

Parlavamo di questa sequenza nel post dedicato a “The Last Day of Disco” di Whit Stillman, addirittura trascrivendola integralmente. Ora grazie ai potenti mezzi del web 2.0 abbiamo modo di farvela sentire nella sua versione originale. Il monologo è assolutamente importante sotto molti punti di vista perchè al cinema, forse mai in maniera così compiuta, è capitato di ascoltare una riflessione così profonda su di fenomeno sociale che è stato (ma forse è ancora pur in forme ovviamente diverse ed aggiornate) così profondamente incisivo ed efficace – nella sua apparente superficialità – nel mutamento dei comportamenti sociali metropolitani (e non solo). Il tempo del tempo libero, contrapposto a quello del lavoro, iniziò ad assumere una valenza altrettanto importante nei modi di vita della classe media, la disco era innanzitutto un luogo dove apparire per essere e questo fu per anni un comportamento osteggiato da molteplici fronti, non avendo una cultura articolata a sorreggerla la Disco nel giro di poco entrò in crisi sbracando nel pop più becero. La nostra impressione è che oggi ciò stia capitando alla techno ed alla maggior parte dei generi “sintetici”, oggi però a fare da diga all’implosione c’è il Sistema dei DJ che attraverso la sua cultura impedisce la deriva (già in atto) alla massificazione omologata e (ancora) becera.

«La disco music non morirà mai, sopravviverà nella nostra mente, nel nostro cuore. Una cosa così bella, così importante, così unica non potrà morire mai. Le future generazioni la considereranno superata, fuori moda. Verrà travisata, messa all’indice, ridicolizzata o peggio… completamente ignorata. Rideranno di John Travolta, di Olivia Newton John, degli abiti di poliestere e delle scarpe con la suola alta, di questi gesti [fa uno scatto in stile Travolta “Saturday Night Ferver”]. Non andiamo vestiti così, ma amiamo lo stesso la disco, e chi non l’ha capita, non la capirà mai. La disco è stata molto di più, molto meglio di tutto questo. Il suo valore è stato troppo grande, ci ha divertito troppo per poter scomparire, un giorno o l’altro dovrà tornare e spero che quando succederà noi ci saremo… scusate ma oggi ho un colloquio di lavoro e cercavo di caricarmi, comunque le cose che ho detto le penso davvero.»

DJCINEMA vj-set @ Vedano Olona (Va). 31 ottobre

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Questa sera siamo quì. In compagnia di Cl.audio, Loris e St&p… faremo visual, ovvero viggeing, ovvero faremo girare un pò di immagini. La location ci è ignota, cosa faremo altrettanto…

Il nome con il quale ci firmiamo è DJCINEMA anche se ilcanediPavlov! prende sempre più quota… vedremo.

questo il concept.