Sonorizzazioni estive @ VFF

@ VOLCANO FILM FESTIVAL . festival del cinema artigiano dal 6 al 10 agosto 2008

Torre Archirafi, Riposto, Catania. www.volcanofilmfestival.net

Dillinger è morto sarà presentato in versione live il giorno 8 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi. A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!

Milano calibro 9 – remixed sarà presentato in versione live il giorno 9 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

«Il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo’. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.»

Carmelo Bene

La pratica della (ri)sonorizzazione con le moderne tecnologie audiovideo fornite dalla rivoluzione digitale è divenuta una forma di produzione artistica sempre più diffusa. Dare una nuova forma acustica alla successione di immagini che compone un film, questa l’essenza della pratica. I film muti per statuto sono la tipologia filmica che più d’ogni altra si è prestata nel tempo a questo tipo di sperimentazioni. Le più celebri sonorizzazioni sono senz’altro la (ri)lettura in chiave rock fatta da Giorgio Moroder del classico “Metropolis” di Friz Lang, il montaggio audio-visivo realizzato dall’americano Dj Spooky d’uno dei più grandi classici del cinema delle origini (“Nascita di una nazione”) ed ancora su “Metropolis” la fitta trama techno composta da Jeff Mills. Dal 2005 con l’avvento del fenomeno YouTube questa pratica è divenuta ancora più popolare, sono infatti ormai una miriade le opere appartenenti a questo (sub)genere disponibili grazie a quello che è, a tutti gli effetti, il più grande archivio d’immagini in movimento d’ogni tempo (se a questo sommiamo realtà quali Google Video, Revver, Vimeo, Daily Motion ed altri ancora ci possiamo davvero rendere conto della rivoluzione in atto). Dunque la (ri)sonorizzazione non è nulla d’originale, è una reazione spontanea all’incessante pioggia d’immagini in movimento alla quale (tutti) siamo esposti, un ombrello creativo per tutelarci dal diluvio che tanto più sarà tecnologicamente abbordabile, nella sua realizzazione tecnica, tanto più sarà pratica comune e banale. La vera dialettica innescata da questo fenomeno emergente dell’audiovideo non sarà allora quella fra copia ed originale, ma fra legale ed illegale, è il copyright la nuova frontiera dell’audiovideo ed è con il diritto d’autore che questi enormi archivi di immagini manipolate giocano oggi la partita più interessante, prefigurando quel che sarà (forse) il futuro del cinema.

MILANO CALIBRO 9 – REMIXED

sonorizzazione audiovisiva dell’omonimo film di Fernando Di Leo (1972). K Loud (music) – DJCINEMA (video). (30′)

Abbiamo pensato di giocare con Milano calibro 9 perchè il film di Di Leo racconta una città cinica e spietata della quale a trentasei anni di distanza ritroviamo tutti i caratteri in questa nostra contemporaneità. Il montaggio prende le distanze dal bluff di Ugo Piazza, che per immagini non può essere raccontato, e si concentra sul denaro che, come belve fameliche, tutti i volti del film combattono per ottenere. La trama visiva è dunque contratta e resa lineare attraverso un montaggio che serra i tempi dell’azione, ne aumenta il ritmo e ne amplifica l’intensità visiva, rendendo però il doveroso (e cinèfilo) omaggio ad alcune sequenze intoccabili perché magistrali. Il tentativo è quello di (ri)costruire una trama a sé stante, autonoma dall’originale e, forse, più prossima ai romanzi milanesi di Giorgio Scerbanenco, anche grazie all’utilizzo di sovratitoli. Il tappeto sonoro sincronizzato dal vivo dal musicista e produttore K Loud (aka CL. Audio) è di matrice eminentemente techno realizzato con sonorità originali senza il ricorso al campionamento di brani preesistenti, una tessitura musicale che dialoga con i protagonisti del miglior noir della storia del cinema italiano.

MC9 – remixed è un progetto artistico che intende portare nei club la storia di Ugo Piazza, le immagini di Fernando di Leo e le atmosfere di Giorgio Scerbanenco, per proporre alle giovani generazioni (ma non solo) una modalità differente di vivere il rituale collettivo del ballo.

Milano calibro 9 – remixed sarà presentato in versione live il giorno 9 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!


DILLINGER È MORTO

sonorizzazione e montaggio live del capolavoro di Marco Ferreri (1969). K Loud (musix) ilcanediPavlov! (video).

Se dal punto di vista produttivo con MC9 abbiamo proceduto dalle immagini alla musica con il progetto legato al film di Marco Ferreri compiamo il percorso inverso. Attraverso un campionamento della pellicola in 70 parti sono le immagini che cercano un contatto con la musica prodotta da K Loud.

«Sfuggire a ciò che si è, questo è il sogno del protagonista di Dillinger è morto […]. Ferreri respira gli umori della contestazione con la leggerezza del buffone, ben sapendo di appartenere a quelle élite di “vitelloni della cultura” che non raggiungerà mai il popolo, in quanto priva di un linguaggio comune a coloro che possono fare la rivoluzione. Il linguaggio dunque. La depurazione drammaturgica iniziata con la rarefazione simbolica del profilmico in Break-up e proseguita con L’harem, […], raggiunge in Dillinger è morto il punto di non ritorno. Dopo essere stato diluito in un pomeriggio bucato (Break-up), il fantasma della durata si materializza ora nella notte illuminata di un uomo predicato in negativo (senza nome, senza voce), maschera opaca di quell’alienazione che affligge come un male incurabile la società dei consumi. Al racconto subentra l’osservazione, alla compressione la dilatazione, all’azione un’attesa senza oggetto. Icona dell’apatia borghese, Michel Piccoli inaugura il lungo sodalizio con Marco Ferreri, consegnandogli un corpo svuotato, dalla mimica implosa, marionetta pensante presente in ogni inquadratura a tal punto da apparire invisibile.» (Alberto Standola, Marco Ferreri, Il Castoro, 2004)

Dillinger è morto sarà presentato in versione live il giorno 10 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!

bio.

DJCINEMA . Progetto per la valorizzazione del rapporto fra “dj culture” e cinema finalizzato alla costruzione di forme alternativa di fruizione e produzione culturale, ideato e sviluppato da Paola Catò e Alessio Galbiati.

web: djcinema.wordpress.com

mail: djcinema@email.it

K Loud . Claudio Vittori (conosciuto anche con il nome di CL. Audio). Produttore di musica elettronica, techno e ambientale, autore e compositore, sound designer per brand internazionali e performer live, fondatore dell’etichetta Machine Jockey.

web: http://www.cielleaudio.comhttp://www.myspace.com/cielleaudiohttp://www.myspace.com/machinejockey

mail: info@cielleaudio.com – booking@cielleaudio.com

ilcanediPavlov! . Progetto di Alessio Galbiati focalizzato sulla video performance live con una particolare attenzione all’immagine cinematica. Nato come “parte” di DJCINEMA è in breve divenuto un progetto performativo autonomo.

web: http://www.myspace.com/ilcanedipavlov

mail: ilcanedipavlov@gmail.com

DJCINEMA @ Live!Ixem 2007 (20.12)

0feed.jpgGiovedì 20 dicembre 2007
ore 21.30 AV SCREENINGS
DJCINEMA [Alessio Galbiati | Paola Catò] presenta
Zerofeedback DVD Vol.01 showcase
@ Atelier La Lucciola, Via Narcisio Cozzo 9, Palermo. map
all’interno di Live!iXem 2007

abbiamo curato la selezione d’un dvd tutto italiano del quale su questo blog avevamo già parlato. La nostra è una selezione, dunque non molto a dire il vero; per cercare di renderla più ricca abbiamo scritto un testo d’accompagnamento alla proiezione che speriamo possa risultare d’interesse anche per chi non sarà presente a Palermo durante i giorni del festival (17-21 dicembre).

Il testo d’accompagnamento (quello postato a questo indirizzo è una sintesi) è reperibile in formato pdf al seguente indirizzo:
https://djcinema.files.wordpress.com/2007/12/djcinemaliveixem2007.pdf

—-

Lo sviluppo della coscienza va da solo. Il che significa che quando qualcuno scopre qualcosa di importante, ad esempio nel campo dell’acustica, come un nuovo modo di formare e di ascoltare suoni, un nuovo modo di scoprire le forme individuali e le combinazioni di suono, è comunque un astratto, che non ha niente a che fare con un dato pubblico. Tanto che nemmeno il compositore stesso, che è così creativo, che ha una visione e che scopre le cose, è sorpreso da ciò che sta facendo. Così scopre un nuovo mondo, come succede nella scienza in generale: nella fisica, nella chimica, nell’astronomia. Il musicista può anche scoprire un nuovo mondo di suoni. Poi, alcuni amici iniziano a sentire quello che può sentire lui, quello che ha scoperto e poi questi pochi amici si moltiplicano, non solo nella stessa generazione, ma si determina un nuovo processo di sviluppo, molto lento, in base al quale influenzano gli altri e dicono cose come “Ehi, devi ascoltare questo, devi ascoltare quello, ti do un Cd o una cassetta”.
Quindi ci vogliono un po’ di generazioni prima che le scoperte del nostro tempo si diffondano tra molte persone. Non ci dovrebbe preoccupare il numero delle persone che possono già capire o sentire ciò che sta succedendo. Lasciamo fare alla natura dell’evoluzione umana. L’uomo evolverà, passando dall’inconscio al conscio. Evolverà verso la scoperta, è curioso, l’uomo fondamentalmente è curioso. Questo è molto importante. Per cui non mi preoccuperei di quanto è grande il pubblico e di quanto lo puoi spingere a fare una cosa. Non ce n’è bisogno. Se qualcosa è eccezionale, troverà degli spiriti che, ad uno a uno, si interesseranno in quella cosa. E poi si moltiplicheranno da soli.

Karlheinz Stockhausen, intervista a Qoob – 8 agosto 2007
http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=8045

«La costruzione manuale delle immagini che caratterizza il cinema digitale rappresenta un ritorno alle pratiche paleo-cinematografiche del XIX secolo, quando le immagini erano dipinte e animate a mano. All’inizio del Novecento, il cinema delega queste tecniche manuali all’animazione definendosi come mezzo espressivo basato sulla registrazione. Adesso che il cinema sta entrando nell’era digitale (c’è già dentro da un pezzo!, n.d.r.), queste tecniche stanno ridiventando abituali nel processo di realizzazione del film. Di conseguenza il cinema non si può distinguere nettamente dall’animazione. Non è più tecnologia mediale basata sull’indicizzazione delle immagini, ma piuttosto un sottogenere della pittura.»¹

Con la videoarte, in tutte le sue possibili declinazioni, l’immagine in movimento compie una traiettoria ontologica di ritorno alle tecniche del cinema delle origini, forse addirittura al pre-cinema dei vari Zoopraxiscope, Thaumatrope e Praxinoscope. Allo stesso tempo però la videoarte sviluppa il linguaggio cinematografico a noi più prossimo, quello del cinema narrativo, soprattutto in termini di amalgama degli effetti speciali applicati alla settima arte. Nei video artisti, nelle loro opere, è rintracciabile allo stesso tempo un movimento centrifugo e centripeto rispetto alla Storia del Cinema, che per evitare fraintendimenti sarebbe forse il caso di definire come ‘Storia delle immagini in movimento’.
È su queste basi che abbiamo pensato di proporre all’interno di Live!iXem 2007 un catalogo-campionamento dello stato della videoarte italiana, offrendo agli occhi degli spettatori una visione di tredici elementi eterogenei legati fra loro dall’appartenenza ad un unico progetto complessivo:

zerofeedback vol.01

Zerofeedback vol.01 è il primo dvd prodotto dall’omonima video netlabel italiana creata lo scorso anno da Giovanni Antignano (in arte Selfish) con l’intenzione di produrre e distribuire videoclip, visual art e live video dalla forte valenza sperimentale ed artistica cercando di colmare un vuoto e di diventare col tempo un punto di riferimento per tutti i video artisti alla ricerca d’uno spazio d’espressione.
Il vol.01 prende forma grazie all’esigenza espressa dall’etichetta giapponese Dejine-rec di accompagnare una propria compilation composta da brani provenienti da artisti di mezzo mondo (Olanda, Regno Unito, Germania, Canada ed ovviamente Giappone) con altrettanti videoclip. Sotto la supervisione artistica di Giovanni Artignano ha così preso forma un ricco catalogo di possibili modi di intendere la relazione fra suono ed immagini (in movimento) composto da 13 elementi assolutamente eterogenei diretti da giovani videomaker italiani (fatta eccezione per il duo francese Sl-Co).

Varietà
Se la colonna audio spazia da sonorità prossime all’elettronica, passando per l’abstract, l’hip-hop e tutta quella serie di neologismi coniati per definire la musica generata in digitale, la colonna video registra una vasta gamma di tecniche proprie dell’audiovisivo contemporaneo. Dalla Computer Generated Imagery dei video realizzati da Blache, selfish, Zava e Sl-Co, al looping di Maria Giulia Giorgiani, Influx e DevilSoap, il versante prossimo al live cinema – espressione tipica della pratica di vjing – è invece rappresentato dalle distorsioni di Umberto Nicoletti e dalla fisicità della visione di Besegher. Maria Luisa Crisponi e Matt.B allestiscono invece dei clip astratti fatti di immagini minimali e sfuggenti. Infine troviamo opere assai simili a ciò che comunemente definiamo come cortometraggi con tutta l’ambiguità del termine espressa dai lavori di rinomad ed Elisa Seravalli.
Questi autori di immagini in movimento possono essere definiti con una lunga sfilza di nomi² senza che l’ampia gamma tassonomica aiuti davvero a fare chiarezza sulla reale natura d’una attività artistica che con diffuse resistenze fatica ad esser letta nella sua storicità. È per questo che riteniamo opportuno nominare questi post-moderni direttori di lanterne magiche con il nome più semplice e dunque più chiaro: ‘registi’.

«Nell’era dei computer, anche il cinema […] diventa un codice. Eppure, mentre i nuovi media rafforzano le forme culturali e i linguaggi già esistenti, compreso quello del cinema, da un altro punto di vista aprono la strada a nuove definizioni. Gli elementi delle specifiche interfacce vengono separati dalle tipologie di dati a cui erano tradizionalmente connessi. Inoltre, possibilità culturali che in precedenza venivano emarginate, riacquistano oggi una centralità. […] I nuovi media trasformano in “fonte aperta” l’intera cultura. Questa apertura di tecniche culturali, convenzioni, forme e concetti è in fondo l’effetto culturale più promettente della computerizzazione: la possibilità di vedere il mondo e l’essere umano in una prospettiva nuova con delle modalità che non erano disponibili all’ “uomo con la macchina da presa”.»³

Buona visione,
Alessio Galbiati e Paola Catò (DJCINEMA)

note:
¹ Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media, Ed. Olivares, Milano 2002 (ed. or. 2001), p. 363.
² Filmmaker, Videomaker, vj, Video Artista e chi più ne ha più ne metta…
³ Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media, Ed. Olivares, Milano 2002 (ed. or. 2001), p. 408.

Zerofeedback vol.01
> hello@zerofeedback.com > http://www.zerofeedback.com > http://zerofeedback.wordpress.com > http://www.myspace.com/zerofeedback_vl > http://www.dejine-rec.com

per l’acquisto del dvd (18€) clicca qui.

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”
A Poggibonsi, in provincia di Siena, il regista porterà una nuova provocazione: il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ diventerà una ‘vj performance’, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento

di Giovanni Boganni (QN, 9/10/07)

Amsterdam, 6 novembre 2007 – «Sono un film-maker eccentrico, e il mio nome è Peter Greenaway. Il mio nuovo progetto è un progetto polemico e missionario: rivoluzionare il cinema». Peter Greenaway, 65 anni, nato a Newport, Galles, vive da anni in Olanda. «E’ un paesaggio perfetto: piatto, due terzi di cielo e un terzo di terra»; venerdì a Poggibonsi, in Toscana, Greenaway porterà una nuova provocazione. Una ‘vj performance’, cioè il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ che diventa un videoclip: proiettato su sei schermi al plasma allestiti nel cinema, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento. Una performance ‘live’ a partire da un film.

Ci spiega questo nuovo progetto?
«E’ semplice. Il cinema è morto, viva il cinema. Noi siamo abituati a vedere i film in un modo primitivo, arcaico. Che cosa ci fanno delle persone sedute al buio, a guardare fisso davanti a sé, per due ore? Sembriamo animali nella tana. Io ho voluto creare qualcosa che sia differente ogni volta che la vedi. “Titanic” è terribilmente uguale ad ogni visione: il mio film no».

Peter Greenaway sarà ospite del festival ‘Fenice’, dedicato alle nove arti. E nessuno meglio di lui incarna l’ideale dell’artista totale, quello che nel Rinascimento era rappresentato da Leonardo. Pittore prima ancora che regista, autore di libri, realizzatore di performance tra teatro e cinema, autore di mostre multimediali, cultore dell’arte segreta e antica della calligrafia.

‘Le valigie di Tulse Luper’ è un film con immagini multiple sullo schermo, grafie, numeri, sovrimpressioni, disegni, fumetti…Aveva già voglia di un altro modo di fare un film?
«Semplicemente, ho sfruttato le potenzialità della immagine multipla, che è molto vicina alla nostra esperienza umana. Noi quando camminiamo per strada, leghiamo il nostro presente alla immaginazione del futuro e alla nostra memoria. La moltiplicazione dell’immagine è più realistica rispetto ai film come “Casablanca”, dove tutto è lineare».

Le piace la tecnica del collage, nel cinema?
«Il principio del collage è stata un’innovazione fondamentale nella pittura delle avanguardie. Come in Picasso e in Braque. Io sono andato avanti: ho applicato l’idea di collage al film».

La rassegna di Poggibonsi ‘L’arte di Peter Greenaway’ culminerà con un incontro con il regista inglese giovedì alle 16, e con la performance video di venerdì. Giovedì alle 21 verrà proiettato il suo ultimo film, ‘La ronda di notte’, passato anche all’ultima Mostra di Venezia. «Nel caso di quest’opera — continua Greenaway — mi interessava sfruttare le potenzialità del quadro di Rembrandt ‘La ronda di notte’. L’ipotesi è che in quel quadro sia rappresentato un crimine. Tutti gli elementi della scena del crimine sono lì, nel dipinto. E vanno soltanto investigati».

Che tipo di pittore era Rembrandt?
«Era un pre-cineasta. Con i suoi quadri fermava il movimento. In pratica, aveva inventato il cinema con due secoli di anticipo. Se vivesse oggi, sarebbe un mélange tra Mick Jagger e Bill Gates. A 23 anni era famosissimo, ricchissimo, alla moda. Ma dopo aver dipinto “La ronda di notte”, cominciò a perdere tutto: soldi, fama, posizione sociale».

Tutto per colpa di quel quadro?
«Quel quadro racchiude un mistero criminale. Ci sono, in quella immagine, almeno cinquanta questioni segrete. Io sono così arrogante da dichiarare che le abbiamo decifrate tutte».

intervista a cura di Giovanni Bogani

http://www.tulseluperinturin.net
Fenice International Nine Arts Festival

Mixing Identities

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MIXING IDENTITIES:
QUALI DIREZIONI PER I VJ ITALIANI?

Txt: Claudia D’Alonzo
articolo pubblicato sul n.22 (marzo 2007) di Digimag (e-mag del portale Digicult). licensed under Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.0 Italia

E’ in uscita per l’etichetta Minus Habens “Mixing Identities”, la prima raccolta in forma di videoclip sul vj’ing italiano, nato dalla collaborazione tra VjCentral.it e la Fondazione Arezzo Wave.
Silvia Bianchi, Valentina Besegher, Antonio Zavagli, Claudio Sinatti, Mattia Casalegno hanno curato la selezione di 17 artisti chiamati a fare un punto sulla situazione del fenomeno in Italia. Intento dei curatori, quello di creare uno strumento di promozione per gli autori e, allo stesso tempo, fornire una ricognizione delle tendenze in atto nel campo del live visivo. Gli artisti partecipanti provengono per la maggior parte dal portale di VjCentral, divenuto ormai un riferimento per l’ambiente dell’a/v, mentre la lunga traccia audio che fornisce l’ossatura audio del lavoro è costruita dal mixing del dj Alex Neri.
La scelta di organizzare il progetto su tale matrice sonora, ha forse condizionato una lettura un po’ univoca del fenomeno del vj’ing italiano, prediligendone l’aspetto più legato alla club culture di largo consumo e lasciando da parte il lato più undergound e sperimentale dell’interazione suono-immagine, come pure i progetti di collaborazione tra musicisti e artisti video.
Fortunatamente a fare da contrappunto a una colonna sonora omologante e mono-tona, troviamo un panorama visivo estremamente vario, una miscela di identità e modalità di trattare l’immagine in relazione al suono che restituiscono una bella istantanea dei gruppi attivi in Italia.
La struttura di Mixing Identities si offre a una duplice lettura: quella di documento e ricerca sul vj’ing italiano, attraverso 17 tracce affidate agli artisti, e allo stesso tempo come tentativo di trasporre, su un supporto riproducibile, l’unicità sinestetica del live set: il DVD è infatti fruibile anche in un’unica traccia video, trasportata su sonorità electro e tech-house. Obiettivo raggiunto in parte dalla la profonda eterogeneità del materiale che traduce a tratti il passaggio da un artista all’altro in sovrapposizioni poco convincenti di stili visivi troppo diversi, annullando l’effetto di flusso coerente del mixing.

Se l’intento quindi di cercare un unico percorso visivo risulta frammentata e singhiozzante, scendendo con lo sguardo dal generale particolare delle singole tracce, si trova proprio nella molteplicità la ricchezza del progetto.

Tra le sfaccettature più interessanti di questa molteplicità la traccia affidata a Davide Di Gandolfo, aka DDG, eco concentrico di immagini di found footage, rimescolate in un loop ossessivo perfettamente sincronizzato con il sound di Luca Bacchetti; il contributo di Kaplan Project, duo formato da Alessandro Lentati e Miss Blandish, conduce attraverso il formicolio di immagini urbane un reportage di viaggio, un’esplorazione del tessuto architettonico ed umano nel quale il mixaggio spinge il ritmo visivo, intarsia, crea pause e sospensioni seguendo la traccia Magenta, di Fabio della Torre e David C.
Goofo costruisce la propria traccia su un canovaccio narrativo elaborato con ironia, percorrendo in maniera originale il sottile limite tra montaggio da vj e video clip; Lan Videosource, duo composto da Gianluca Lisco ed Enzo Variale, gioca invece sulla decomposizione digitale dell’immagine televisiva, lo schermo diviene matrice di astrazioni e forme, il segnale è usato come flusso da plasmare ed amalgamare con il suono di David C. & Alex Redman.

Sulla processazione e il cut-up di immagini si muovono _Underscore e Miss plug-in nei quali però l’eterogeneità dell’immagine diviene caotico ammassamento retinico, la composizione stenta a trovare una propria autonomia e coerenza, l’occhio annaspa tra sovrapposizioni ridondanti ed un abuso incontrollato di effetti.
La composizione di elementi essenziali distingue invece il gruppo milanese Otolab che sulla traccia Reverse, di Minimono, costruisce orchestrazioni di grafiche e geometrie spaziali che si fanno permeare dal suono, scompongono la musica in unità visive riscrivendole secondo la sintassi del ritmo.

si veda anche:
Claudia D’Alonzo, Mixing Identities, Exibart.com – 11 gennaio 2007 – LINK

http://www.vjcentral.it/mi

Zerofeedback vol.01

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Zerofeedback vol.01

Zerofeedback è una video netlabel italiana, che distribuirà e produrrà video, visual art & livevideo con un’attitudine più sperimentale e sicuramente meno rivolta al mercato.
L’intento principale è quello di produrre e promuovere il lavoro di giovani e talentuosi video artisti. Zerofeedback vol.01 è il primo dvd edito dall’etichetta giapponese Dejine-rec, che ha curato la selezione per la parte musicale.
Il dvd è stato compilato con l’intenzione di creare un melting pot culturale, che in questo caso vede rappresentato mezzo mondo, con un’attenzione particolare ai videomaker italiani.
Questo miscuglio che parte da brani di musica elettronica, abstract, hip-hop ha generato anche nelle produzioni video una varietà che copre molti aspetti dal videoclip alla videoarte, dai visual al video astratto.
L’autoproduzione e la ricerca di un formato espressivo un pò fuori dai normali canoni, si è rafforzata anche nella scelta del packaging e della grafica.
[testo tratto dal pressbook]

track-video-list:

01 MARIA GIULIA GIORGIANI (ITA) – Reckon Rap’ll Eat Ya! feat. id Obelus and Oblio of Dreadnots – Authentic (JPN)
02 DEVILSOAP (ITA) – Gothenburg 2AM – Hors Concours (GER)
03 INFLUX (ITA) – Bat attack – Toshee (JPN)
04 RINOMAD (ITA) – Lord have mercy – Asthmatic Astronaut (UK)
05 MARIA LUISA CRISPONI (ITA) – 541 Orchard Road – Orchard Road (NED)
06 UMBERTO NICOLETTI (ITA) – Febegin – Cyclus (NED)
07 BESEGHER (ITA) – intafadadubmix060305 – Savage Sound System (UK)
08 MATT.B (ITA) – Surf – H.honda (JPN)
09 ELISA SERAVALLI (ITA) – Pure white light – Lone (UK)
10 BLANCHE (ITA) – A Mescaline Monologue – Sacre Noir (UK)
11 SELFISH (ITA) – Lock – HELEC (JPN)
12 ZAVA (ITA) – Ultimate freak – Timmo (JPN)
13 SL-Co (FRA) – Dont set your self on fire – D.Soul the soulsamurai (CAN)

Lo showreel può essere visionato a questo indirizzo:
http://www.zerofeedback.com
Intervista a Giovanni Artignano (aka selfish) – curatore del progetto – andata in onda all’interno del programma televisivo Extra (All Music)
http://www.selfish.it/video/extra_w.mov

sulla colonna di destra (djcinema’s video collection) sono visibili due video del progetto.

http://zerofeedback.wordpress.com
http://www.myspace.com/zerofeedback_vl