DJCINEMA 2.0

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Il blog cresce e si rifà il look, come un adolescente insicuro che cerca l’accettazione degli altri nell’apparenza. L’intento è quello di rendere più chiaro il contenuto di questo nostro luogo virtuale oltre a dotarlo di un aspetto più piacevole e funzionale.

Le novità:
– Nuova veste grafica, più calda e basata sui tre colori che ad oggi abbiamo scelto per rappresentarci: il rosso, il nero e il bianco.
– Nuova organizzazione delle colonne, rese più compatte e comprensibili.
– Integrazione del sistema vod:pod che permette di rendere sempre visibili video provenienti dai sistemi 2.0 di condivisone dell’audiovisivo (ultimo elemento della terza colonna, ovvero quella più a destra). Basterà cliccare sopra l’immagine corrispondente al clip selezionato ed immediatamente partirà in una finestra statica – interna al blog – il contributo richiesto.
– Nuova pagine dedicate alla nostra attività di vjing, nuovo ed aggiornato elenco dei film che rientrano nel genere DJCINEMA, nuova pagina archivio dei documenti sin qui prodotti.

Buona navigazione.

The Last Days of Disco di Whit Stillman, 1998

The Last Days of Disco

(The Last Days of Disco di Whit Stillman, USA/1998, 113′)

Regia e sceneggiatura: Whit Stillman
Fotografia: John Thomas
Montaggio: Andrew Hafitz e Jay Pires
Responsabile casting: K. Barden, B. Hopkins e S. Smith
Scenografie: Ginger Tougas
Architetto-scenografo: Molly Mikula
Arredatore: Lisa Nilsson
Costumi: Sarah Edwards
Aiuto regista: Cas Donovan
Anno: 1998
Durata: 113′

Interpreti: Chloë Sevigny (Alice Kinnon), Kate Beckinsale (Charlotte Pingress), Chris Eigeman (Des McGrath), Mackenzie Astin (Jimmy Steinway), Matt Keeslar (Josh Neff), Robert Sean Leonard (Tom Platt), Jennifer Beals (Nina Moritz).

In & Out, dentro e fuori, essere accettati o rifiutati, ritrovarsi integrati o esclusi, altro grande gioco esistenziale, esercizio sadico praticato nei primissimi Anni Ottanta nella discoteche eleganti di New York dove gli aspiranti clienti venivano selezionati, entravano o restavano fuori a seconda della bellezza, dello stile personale o dell’umore degli addetti all’ingresso, è simbolicamente al centro di The Last Days of Disco, molto spiritoso, divertente, e con bellissima musica. Il regista-produttore-scrittore Whit Stillman, nato a Washington, figlio d’un funzionario politico del partito democratico, laureato a Harvard, europeizzante, conclude con questo film una trilogia sulla vita giovanile e notturna, sui ragazzi borghesi in carriera di giorno e in discoteca di notte, sugli Anni Settanta-Ottanta, iniziata con Metropolitan (1990) e con Barcelona (1994).Nel suo stile scintillante, leggero e amaro, The Last Days of Disco racconta d’un gruppo di amici non tanto amici, delle loro difficoltà d’amore e di lavoro, dell’incanto esercitato su di loro dalle grandi discoteche, “spazi enormi dove si poteva ballare dopo la desolazione dell’Università”, dalla musica e dalle nervose felicità della notte. Insieme con la disco music e le discoteche, il film rievoca la cultura effimera e sarcastica dell’epoca: la passione per il trash, le collezioni “di prime edizioni delle storie di zio Paperone”, le piccole sciocche filosofie (“uno apprezza le cose solo quando si accorge di non averle”, “sento che è il momento di voltare pagina”, “non potrei mai amare una ragazza che dicesse la parola “caro””), le mode crudeli (“bevi vodka? tutti bevono vodka, ordinare vodka è terribile, comune”), i legami neppure tanto sotterranei fra discoteca e criminalità con interventi rovinosi di polizia ed ispettori fiscali, l’estasi delle notti in cui si ha l’impressione di piacere a tutti. Appena un poco stucchevole, il film molto carino è interpretato da Jennifer Beals (solo un’apparizione della star della disco music e di Flash Dance) e da ragazzi giovanissimi pure loro carini, Chloe Savigny (già vista nel terribile Kids), Kate Beckinsale, Chris Einseman, Mackenzie Astin. Si conclude con malinconia e con previsioni sbagliate: “La discoteca è morta, finita”.
Lietta Tornabuoni, La Stampa, 21 Novembre 1998.

La sequenza conclusiva del film racchiude il dialogo più bello di tutto il film che vi proponiamo integralmente. A quanti altri generi e sottogeneri della musica da ballo lo si potrebbe applicare.

x – La nuova gestione non ha funzionato. Sono arrivati al punto di pagare della gente che se ne stesse fuori dal locale a far vinta di voler entrare. La discoteca è morta! finita! La gente non esce più come prima, è stanca. Chi è malato, chi è fatto. I locali non hanno chiuso solo per le soffiate alla polizia. […] Ho un’amica alla Casablanca Record and Tapes che mi ha detto che sono circa due mesi che le vendite della musica da discoteca sono calate. Così… all’improvviso, chiusa… morta.

y – Dio che tristezza.

z – Diventiamo vecchi, abbiamo vissuto un periodo che è… finito. E’ morta una parte di noi.

k – La disco music non morirà mai, sopravviverà nella nostra mente, nel nostro cuore. Una cosa così bella, così importante, così unica non potrà morire mai. Le future generazioni la considereranno superata, fuori moda. Verrà travisata, messa all’indice, ridicolizzata o peggio… completamente ignorata. Rideranno di John Travolta, di Olivia Newton John, degli abiti di poliestere e delle scarpe con la suola alta, di questi gesti [fa uno scatto in stile Travolta “Saturday Night Ferver”]. Non andiamo vestiti così, ma amiamo lo stesso la disco, e chi non l’ha capita, non la capirà mai. La disco è stata molto di più, molto meglio di tutto questo. Il suo valore è stato troppo grande, ci ha divertito troppo per poter scomparire, un giorno o l’altro dovra tornare e spero che quando succederà noi ci saremo…. scusate ma oggi ho un colloquio di lavoro e cercavo di caricarmi, comunque le cose che ho detto le penso davvero.

Mao presenta a Roma Duel: Filippo Gatti vs Lucariello sonorizzano “Sangue” di Libero De Rienzo

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Comunicato Stampa
MAO e l’associazione culturale CORTOCORTO presentano

SABATO 2 GIUGNO 2007
h. 23.00 @ LIAN CLUB
(SAN LORENZO) ROMA
INGRESSO GRATUITO

DUEL / SOUNDTRACK CONTEST

FILIPPO GATTI VS LUCARIELLO (Almamegratta)
sonorizzano un estratto da “SANGUE (LA MORTE NON ESISTE)” di LIBERO DE RIENZO (2006)

in GIURIA: LIBERO DE RIENZO E TANTI ALTRI OSPITI A SORPRESA

DUEL / SOUNDTRACK CONTEST
L’associazione culturale CortoCorto presenta Duel / Soundtrack Contest, nuovo spazio di commistione tra cinema e musica ideato e gestito dal poliedrico padrone di casa Mao, cantautore torinese, già vj di MTV e speaker di Radio Deejay. Sabato 2 Giugno 2007 il Lian Club di San Lorenzo si trasformerà in una vera e propria arena in cui si svolgerà un duello tra due contendenti abbastanza coraggiosi da affrontarsi in un contest di sonorizzazione di un estratto del lungometraggio “Sangue (la morte non esiste)” di Libero de Rienzo. Filippo Gatti, che si è fatto conoscere alla guida degli Elettrojoyce come uno dei nomi più interessanti del panorama del rock d’autore italiano, e Lucariello, rapper e voce degli Almamegretta, i due sfidanti che suoneranno, alternandosi sul palco, una vera e propria soundtrack di accompagnamento dell’opera. A decidere il vincitore del contest sarà una giuria di qualità presieduta dal regista Libero De Rienzo, che verrà affiancato da tanti ospiti a sorpresa, ed il pubblico in sala, che potrà esprimere la sua preferenza con un applausometro a colpi di decibel. E dopo il soundtrack contest si balla con la musica di Mao e degli ospiti di Duel.

tel. mb. (+39) 347 6507244
tel. mb. (+39) 338 3612653
http://www.myspace.com/lianclub

referente per i media
Lorenza Fumelli
tel. mb. (+39) 347 6507244
l.fumelli@radiocittafutura.it

comunicato stampa (versione html – flyer web)
http://www.cortocorto.it/duelroma

comunicato stampa (versione text – giornalisti & press)
http://www.cortocorto.it/duelromapress

info@cortocorto.it
www.cortocorto.it

l’associazione culturale “cortocorto” nasce nel duemilatre come forma di alternativa al solito nightclubbin’ ed ha come fine quello di promuovere la circolazione di cortometraggi e lo sviluppo di forme artistiche che riflettano sul concetto più esteso di audio-visione. in questo senso il primo esperimento riguardava i cortometraggi, ovvero la loro diffusione in un club o locale notturno, attraverso una proposta che fosse una sorta di post-varietà. da una parte presentare registi, videomaker e artisti insieme ai loro contributi e dall’altra mantenere intatto il fascino di una serata dove c’è musica da ballare. teatro di quest’esperienza sono stati locali di torino quali il “paris texas”, “the beach”, il “barcode” ed attualmente “giancarlo” ai murazzi. parte integrante del progetto sono stati anche i video denominati “flussisutorino”, che rappresentavano un cine-percorso della città, realizzato da diversi registi partecipanti a questa iniziativa. le proiezioni e i vari eventi vengono presentati da mao che, grazie anche alla presenza degli artisti che presentano le proprie opere, permette al pubblico di sentirsi più vicino a queste nuove (e vecchie) frontiere dell’arte. prima e dopo le proiezioni presente un fine accompagnamento musicale che vede ai piatti dj di prestigio della scena torinese e non. i cortometraggi, solitamente presenti solo all’interno di festival e rassegne estemporanee, sono per vocazione il terreno dove si sperimentano nuove soluzioni e si cimentano i giovani cineasti ma anche veri e propri film che hanno come denominatore comune la durata breve. è proprio questa caratteristica, la brevità, che contraddistingue le opere presenti durante le serate di “cortocorto”, rappresentate non solo da cortometraggi appunto, ma da prodotti realizzati appositamente: videointerviste su un tema prestabilito con protagonisti i volti delle persone che frequentano le notti torinesi, sonorizzazioni live di video o di film rieditati ad hoc, reading su sfondi di immagini e musica e remix audio-video operati da vee-jay. questi gli elementi che vanno a comporre lo strambo talk-show condotto dal padrone di casa mao. vi aspettiamo con gli appuntamenti attualmente attivi “duel \ soundtrack contest”, “il salotto di mao” e “labase05 \ song contest”!

Dj Culture – Pet Shop Boys, 1991

 

Come andiamo ripetendo ormai da mesi, il concetto di DJ CULTURE è complesso perchè multi-sfaccetato ed articolato su diversi piani sia sociali, che culturali. Per trovare il coraggio di parlare di ciò di cui vogliamo parlare, spesso ci avvaliamo di parole d’altri, per cercare quell’autorevolezza che fatichiamo ad auto-assegnarci o forse semplicemente per continuare quell’esplorazione del concetto che, in relazione al cinema, è oggetto del nostro progetto (culturale).
Correva l’anno 1991 quando il duo britannico denominato Pet Shop Boys, composto da Neil Tennant e Chris Lowe, cantava una canzone intitolata DJ CULTURE. Le loro suggestioni, ormai "vecchie" di 16 anni, raccontano d’un mondo post-ideologico dove l’ideologia dominante è l’assenza di conflitto e dove l’edonismo di massa impera incontrastato. Suggestione o profetica visione? ed al solito: cos’è mai questa DJ CULTURE?
Più passa il tempo e più la risposta ragionevole ci pare possa essere: la contemporaneità nell’epoca del digitale (cet a dir: nell’era del campionamento d’ogni cosa).

DJ CULTURE – Pet Shop Boys, 1991

(Attention! Attention! Trente-neuf, quarante)

Imagine a war which everyone won
Permanent holiday in endless sun
Peace without wisdom, one steals to achieve
Relentlessly, pretending to believe
Attitudes are materialistic, positive or frankly realistic
Which is terribly old-fashioned, isn’t it?
Or isn’t it?

(DJ Culture) Dance with me
(DJ Culture) Let’s pretend
Living in a satellite fantasy
Waiting for the night to end
(DJ Culture DJ D)

Let’s pretend we won a war
Like a football match, ten-nil the score
Anything’s possible, we’re on the same side
Or otherwise on trial for our lives
I’ve been around the world for a number of reasons
I’ve seen it all, the change of seasons
And I, my Lord, may I say nothing?

(DJ Culture) Dance with me
(DJ Culture) Let’s pretend
Living in a satellite fantasy
Waiting for the night to end (DJ Culture)
(DJ Culture) Dance with me
(DJ Culture) Let’s pretend
Living in a satellite fantasy
Wondering who’s your friend (DJ Culture)

Now as a matter of pride
Indulge yourself, your every mood
No feast-days, or fast-days, or days of abstinence intrude

Consider for a minute who you are (consider/who you are)
What you’d like to change, never mind the scars (change)
Bury the past, empty the shelf (bury the past)
Decide it’s time to reinvent yourself (it’s time)
Like Liz before Betty, she after Sean
Suddenly you’re missing, then you’re reborn
And I, my Lord, may I say nothing?

(DJ Culture) (dance with me)
(DJ Culture) (dance with me)
Living in a satellite fantasy
Waiting for the night to end (DJ Culture)
(DJ Culture) Dance with me
(DJ Culture) Let’s pretend
Living in a satellite fantasy
Wondering who’s your friend (DJ Culture)
(DJ Culture) And I, my Lord, (une foix)
(DJ Culture) May I say nothing? (deux fois)
Living in a satellite fantasy
Waiting for the night to end (DJ Culture)

(Attention! Attention! Attention! Attention!)

Report fotografico del 5 maggio al Leoncavallo

Come promesso ecco le foto della serata del 5 maggio. Le immagini sono reperibili anche dal nostro account FLIKR (URL).

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI, LE PUBBLICHEREMO CON PIACERE

vj-set numerouno @ Leoncavallo

DJCINEMA vj-set

Vjing MANIFESTO >>> L’idea di iniziare a fare vjing nasce fondamentalmente per gioco o, se si preferisce, da un’attitudine. Nulla di particolarmente complesso o dotato d’un qualche tipo di talento. «Il talento fa quello che vuole, il genio quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento». La voglia che ci ha mosso è quella di creare tappeti visivi in costante movimento intessuti di interminabili sequenze di frame (senza distinzione fra immagine statica ed immagine in movimento) che incessantemente si montano (dal termine cinematografico ‘montaggio’) fra loro, generando flussi di senso. Sequenze filmiche, composizioni di frame, immagini d’affezione, scatti rubati, lampi di colore, interi film, videoclip, cortometraggi e documentari… Da una libreria infinita di elementi eterogenei peschiamo percorsi di senso, improvvisando ciò che uno spettatore contiene in sé con precisione scientifica. Velocità e ripetizione sono le regole del nostro gioco visivo, gli estremi da fare dialogare, per sfuggire all’inutilità dei virtuosismi tecnici fini a se stessi (svuotati d’ogni senso). I vj-set DJCINEMA intendono illustrare agli occhi ciò che vogliamo dire affermando che DJCULTURE + CINEMA = DJCINEMA. Vj-set tautologici, interni al progetto complessivo di esplorazione del rapporto interdisciplinare oggetto della nostra attenzione.

numerouno @ leoncavallo >>> il vj-set che abbiamo realizzato il 5 maggio al Leoncavallo (accompagnamento visivo ai set di Patrick Di Stefano, Marcelo Tag, Tek, RadioMarelli) ha preso le mosse dal film Sangue – La morte non esiste e si è sviluppato dialogando davanti al laptop con Libero De Rienzo. L’incredibile opportunità di avere al fianco il regista del film ha permesso di esplorare con attenzione le sequenze di frame selezionate dal film, la presenza del direttore della fotografia (Francesco Di Giacomo) ci ha poi stimolato ad una maggiore attenzione nella gestione delle dimensioni dell’immagine di output. La curiosità di Libero ci ha portati a percorrere la strada della continua variazione d’effetti su di un range ristretto di successioni d’immagini, una frenetica esplorazione della library Resolume. Le particolari condizioni di luce della sala hanno richiesto un output particolarmente luminoso ed intermittente, capace di illuminare la fosca outsideroom. Abbiamo poi proseguito il set proponendo una quantità considerevole di citazioni cinematografiche, brevi loops, flash video e qt video. Nessun testo scritto, solamente i caratteri DJCINEMA sono apparsi sul (pessimo) telo della proiezione; ossessivamente ripetuti per tutta la durata della performance (circa 5 ore).

Elenco sommario delle fonti cinematografiche utilizzate durante il vj-set del 5 maggio.

24 Hour Party People di Michael Winterbottom, 2002.
25th Hours (La venticinquesima ora) di Spike Lee, 2002.
Amnèsia di Gabriele Salvatores, 2002.
Andy Warhol’s Exploding Plastic Inevitable with The Velvet Underground di Ronald Nameth, 1966.
be.Angeled di Roman Kuhn, 2001.
Beat Street di Stan Lathan, 1984.
Clubbed to Death (Lola) di Yolande Zauberman, 1996.
The Devil’s Reject (La casa del diavolo) di Rob Zombie, 2005.
Delitto sul Po di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, 2001.
Drawing Restraint 9 di Matthew Barney, 2005.
Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) di Michel Gondry, 2004.
Il Federale di Luciano Salce, 1961.
Forbidden Planet (Il pianeta proibito) di Fred MacLeod Wilcox, 1956.
Groove di Greg Harrison, 2000.
Human Traffic di Justin Kerrigan, 1999.
It’s all gone Pete Tong di Michael Dowse, 2004.
Lola rennt (Lola corre) di Tom Tykwer, 1998.
The Wizard of Oz di Victor Fleming, 1939.
Maestro di Josell Ramos, 2003.
Metropolis di Fritz Lang, 1927.
Milano calibro 9 di Fernando di Leo, 1972.
Millennium Mambo di Hou Hsiao-Hsien, 2001.
Mulholland Dr. di David Lynch, 2001.
Party Monster (documentario) di Fenton Bailey e Rendy Barbato, 1998.
Party Monster di Fenton Bailey e Rendy Barbato, 2003.
The Prisoner (tv series), 1967.
Rabbit di David Lynch, 2002.
Rave Macbeth di Klaus Knoesel, 2001.
RoboCop di Paul Verhoeven, 1987.
Sangue – La morte non esiste di Libero De Rienzo, 2005.
Saturday Night Fever (La febbre del sabato sera) di John Badham, 1977.
The Last Days of Disco di Whit Stillman, 1998.
The Raspberry Reich, Bruce LaBruce, 2004.
Trainspotting di Danny Boyle, 1996.
Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri, 1969.
The Wild Blue Yonder di Werner Herzog, 2005.

vj-set booking at: djcinema@email.it

DJCINEMA numerouno – Report01

Urgono due parole sulla serata del 5 maggio in quei del Leoncavallo perchè se non le proferiamo nemmeno noi il tutto rischia di perdersi nell’oblio e francamente la cosa non ci sembra proprio l’idea migliore.

Innanzitutto un ringraziamento con tutto il cuore e l’anima a Libero De Rienzo, Elio Germano, Luca Lionello e Francesco Di Giacomo per l’enorme regalo che hanno fatto a noi ed al pubblico presente in sala nel venirci a trovare. La loro enorme disponibilità ci ha lasciati completamente a bocca aperta; la leggenda vuole che siano partiti nel pomeriggio da Roma con l’auto del padre di Libero, abbiano risalito l’intero stivale e siano giunti al Leoncavallo proprio mentre il film si stava concludendo.
Abbiamo avuto modo di conoscere, ed insieme a noi il pubblico, quattro persone eccezionali per generosità e passione che sono riuscite a contagiarci con il seme del loro folle amore per il cinema.
Le parole di Libero De Rienzo a commento del film sono state un’appassionata testimonianza dello spirito migliore della settima arte, un connubio fra l’esigenza di voler raccontare una storia e la lotta materiale contro il Sistema economico che detiene le chiavi d’un giocattolo in mano a chi lo ritiene unicamente business e mai Arte.
Ancore, grazie…

Ci scusiamo per la mancata presentazione di MILANO CALIBRO 9 – REMIXED, che a causa di problemi relativi alla scaletta di esibizione dei dj siamo stati costretti ad annullare con nostro enorme dispiacere. Cercheremo di rimediare al più presto, proponendola in un altro contesto a rimarcare ancora una volta il carattere itinerante della nosto progetto.

A breve pubblicheremo un report e delle immagini della serata, per far sì che una traccia di quanto accaduto possa rimanere.

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