Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, 1972

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By Cinemino

Milano calibro 9 (Italia, 1972)

Regia e sceneggiatura: Fernando Di Leo
Soggetto: tratto dal racconto «Stazione Centrale ammazzare subito» scritto da Giorgio Scerbanenco (contenuto nella raccolta di racconti che dà il titolo al film)
Musica originale: Luis Enrique Bacalov
Fotografia: Franco Villa
Montaggio: Amedeo Giomini
Interpreti principali: Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Frank Wolff, Mario Adorf, Philippe Leroy, Luigi Pistilli, Ivo Garrani, Lionel Stander
100′

Trama
Uscito di prigione dopo avere scontato una pena per rapina, Ugo Piazza viene aggredito da «L’americano», per cui faceva traffico di valuta, che lo sospetta di avere trattenuto per sé 300’000 dollari che gli erano stati affidati. Poiché Piazza nega, «L’americano» decide di riprenderlo con sé per poterlo controllare…

Il film
Vorticoso ed elaborato «noir», forse il migliore italiano di sempre, ispirato a un breve racconto di Giorgio Scerbanenco (uno tra i più considerati scrittori di letteratura noir, vero nome Vladimir, Kiev 1911 – Milano 1969) contenuto nella raccolta da cui Di Leo prende il titolo per il suo film. Sorretto da un cast di grandissimo livello,
Milano Calibro 9 è fedelissimo, se non al racconto (Di Leo stesso ammette di avere preso una sua strada rispetto a ciò che aveva scritto Scerbanenco), alle atmosfere proprie dello scrittore milanese d’adozione.

Da quando Ugo Piazza esce dal carcere, allo spettatore non viene più dato tempo per riflettere. Ogni personaggio sembra avere una sua strategia che muta, necessariamente, di continuo mentre i colpi di scena si susseguono scanditi da un tempo che ha tutto il sapore di un conto alla rovescia verso qualcosa che non sappiamo. La costruzione dei personaggi, che tradiscono il loro essere attraverso pochi ma efficacissimi segnali (un tic, uno sguardo, una frase), è segno di un talento non comune, di una capacità introspettiva che è propria del regista e che si può notare anche nei suoi episodi minori. La corsa verso il finale, nerissimo e imprevedibile, ci lascia senza fiato e ci coglie di sorpresa. Impossibile non osservare come Di Leo riesca con rara efficacia a trasporre nel giallo metropolitano elementi del cinema western più strutturato.
Ottime le interpretazioni, con gli strepitosi Gastone Moschin e Mario Adorf (doppiato dallo scomparso Stefano Satta Flores), Frank Wolff, Philippe Leroy, Lionel Stander e con una Barbara Bouchet “femme fatale” mai così in parte.

Prima opera di una trilogia che comprende La mala ordina (1972) e Il boss (1973).

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