OUTLAW DJ

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Nuova puntata dedicata all’esplorazione della costellazione di elementi culturali che definiscono il ruolo e la figura del dj. Dopo il dj come artista e professionista… il dj che rompe le norme precostituite e gli schemi convenzionali, figura che mette a repentaglio l’ordine sociale. Dj… fuorilegge?!?

Tutti gli articoli dedicati all’argomento in questione li potete trovare nella categoria denominata “D JC U L T U R E” e sono:
Il DJ: artista e professionista >>> LINK
DJCULTURE slide >>> LINK
Dj culture. Definizione di un concetto >>> LINK


“Bisogna infatti guardarsi dall’introdurre un nuovo genere di musica come dal più grave pericolo, in quanto non si possono assolutamente modificare i generi musicali senza sconvolgere le leggi più importanti della città”.
>>> Platone, Repubblica

“Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei club, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione e gli ridiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa nella sua più pura, più intensa ed edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell’incertezza di un futuro che voi non siete stati in grado di stabilizzare, noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero, noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci, programma che dice di odiarci, di giudicarci, di rifugiarci nella più vicina tana, programma che dice persino di salire le scale per voi, saltare attraverso i cerchi e correre attraverso labirinti su ruote per criceti…”
>>> Rave or Die

Rave Party
Rave – dall’inglese – letteralmente “Delirio”

In senso più ampio sta ad indicare la voglia comune di svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca di una libertà totale fisica e mentale che si esprime attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe. Ecco perché sarebbe forse più preciso definirli free parties: il termine free infatti non si riferisce soltanto al fatto che l’accesso a queste manifestazioni è [per lo più] gratuito, ma soprattutto al principio di totale libertà rispetto a qualunque regola o convenzione.
>>> Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Rave_party

Il fenomeno dei rave party esplose in Inghilterra dopo che l’acid house dagli States approda sull’isola. L’appellativo acid fa riferimento specificamente al suono prodotto con la Roland 303 portato alla ribalta dal celebre brano Acid Tracks dei Phuture e in seguito proposto in numerosi dischi dell’epoca.

L’acid incontrò la dance per la prima volta sulle piste della scena gay newyorkese… ’America creò i dj e gli diede la musica. La Gran Bretagna, nella propria fertile club culture, gli diede una casa… Un nuovo tipo di musica incontro un nuovo tipo di droga e migliaia, e poi milioni, di giovani scoprirono un modo nuovo per divertirsi.
>>> Last Night a DJ Saved My Life: The History of the Disc Jockey – pp. 429-430

Tutto iniziò nel 1988, quella che alcuni oggi chiamano Estate dell’Amore [rievocando la Summer Of Love per antonomasia, quella del 1967], con eventi abbastanza spontanei organizzati da chi aveva in mano la scena acid house londinese. I rave britannici sono stati una sorta di derivazione delle serate nei club acid house con un potente elemento innovativo: un luogo nuovo era creato ogni notte per una notte. Predecessori dei rave acid house erano i warehouse party dei primi anni Ottanta da cui la scena rave acid house ereditò abili promoter, mappe dei possibili ritrovi illegali ed una rete di radio pirata che fornivano informazioni sui party attraverso messaggi cifrati.

Con la trascinante febbre di collettività dell’acid house, il dj si trovò ben presto al centro di eventi illegali di dimensioni impreviste, a celebrare la comunione dance di milioni di persone. I rave erano giganteschi eventi dance all’aperto, promossi e pubblicizzati per essere tenuti nascosti alle autorità, con grandi apparecchiature luminose e sonore montate furtivamente.
>>> Last Night a DJ Saved My Life: The History of the Disc Jockey – p. 435

Il fenomeno rave divenne d’interesse nazionale quando i tabloid britannici iniziano a diffondere notizie allarmanti su questi raduni mettendo enfasi sul consumo di droghe. L’allarme lanciato dai tabloid ebbe l’effetto perverso di attirare l’attenzione di un numero sempre maggiore di giovani da un lato; dall’altro il governo inglese conservatore iniziò ad approvare leggi che arginassero il fenomeno, inizialmente con scarsi risultati se non che i promoter, divenuti responsabili di attività illegali, iniziarono ad organizzare eventi del tutto gratuiti.

Nel 1992, durante un mega party di 25.000 persone tenuto a Castlemorton Common sulle colline del Worcestershire con un programma di 100 ore di techno e house al sound di tutti i system del paese, le forze dell’ordine fecero irruzione arrestando 13 membri degli Spiral Tribe, accusati di “cospirazione volta a provocare turbativa pubblica”.

Il governo Major varò nel 1994 il Criminal Justice Act, una serie di disposizioni legislative che imponevano il divieto di riunirsi senza autorizzazione in più di dieci persone all’interno di uno spazio pubblico eliminando il diritto di pubblica adunanza ed aumentando i poteri della polizia.

Il rave venne dichiarato illegale. Il rave venne definito un raduno notturno con la presenza di un numero maggiore di cento persone all’aperto in uno spazio aperto caratterizzato dalla presenza di musica, incluso il caso in cui il raduno venisse tenuto in spazi privato con la partecipazione del proprietario.
Il CJA definì legalmente la musica techno e house come “sonorità del tutto o prevalentemente caratterizzate dall’emissione di ritmi ripetitivi in rapida successione”.

Ciò contribuì a riportare la musica house nei club, al chiuso, dove non era definita illegale. Nel corso egli anni Novanta la scena si differenzia: da un lato la house ritorna nei club o si trasferisce in grandi eventi autorizzati, con sonorità e ambienti più commerciali ed elenganti; dall’altro si diffonde la jungle (drum’n’bass), più dura e incalzante e fortemente caratterizzata dall’illegalità: il primo genere black sorto integralmente in Gran Bretagna. Ma questa è un’altra storia. Torniamo al dj: questa figura di performer, intrattenitore e musicista si è trovata al centro di una cultura radicata nell’illegalità.

Per le realtà che ha incoraggiato, come le radio pirata, i rave e i festival (senza dimenticare l’enorme mercato delle droghe ricreative), è stata una reale forza di violazione della legge… Il dj ha una dote inviolabile, quella di trasformare gli individui in massa… Quando si accorsero del potere dell’azione collettiva nel creare intere città sorridenti per una serata, i dj acid house credettero davvero di cambiare il mondo. Se un dj fa bene il suo lavoro, ci deve essere un elemento di ribellione in quello che fa. Un dj dovrebbe sfidare l’establishment culturale anche quando si attiene alla legge. I primi dj delle radio erano visti come una pericolosa minaccia allo status quo dell’industria musicale… I migliori dj tentano sempre di allontanarsi da ciò che è sicuro e accettato. Questo implica quantomeno una costante ricerca di musica nuova… Il desiderio del dj di evangelizzare, il suo bisogno di convertire quante più persone possibile alla propria scelta musicale, può anche trasformarlo in un fuorilegge…
Ma ora che la club culture è una forza commerciale affermata in molte parti del mondo, per un dj è facile ottenere il successo semplicemente stando alle regole, senza assumersi alcun rischio. Quindi anche se l’arte del dj ha una ricca storia di sovversione, ci sono molti elementi che spingono i dj nella direzione opposta.
>>> Last Night a DJ Saved My Life: The History of the Disc Jockey – pp. 449-451

“Puoi entrare nel club o puoi restare fuori e mostrare il dito medio. Dipende solo da che dj vuoi essere”.
>>> Jonathan More dei Coldcut in Last Night a DJ Saved My Life: The History of the Disc Jockey – p. 451

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Riferimenti bibliografici:
Last Night a DJ Saved My Life: The History of the Disc Jockey (1999), di Bill Brewster e Frank Broughton
Edizione Italiana >>> URL

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