Dj culture. Definizione di un concetto

Defining DJ CULTURE

"Sono un dj. Sono quello che suono". David Bowie

DJ CULTURE?

Magazine, siti web e blog, radio e testi universitari ne parlano. Dj e club, clubbers e ravers, giovani ed ecstasy. Turntablism, mixing, breakbeat e scratching. Chicago house, Ibiza party, Detroit techno. Abbiamo la netta sensazione di averne esperienza.

Assumiamo che la DJ CULTURE esiste. Video 1: 4 febbraio 1999. Programma televisivo francese che attraverso un’ottima sintesi tratteggia quel che si potrebbe definire come ‘DJ CULTURE’.

Nelle comunità Afro-Americane durante i tardi anni ’60 e ’70 è emerso un modo di fare musica, un effervescente incrocio di stili soul, funk, hip-hop, dub e disco favorito dalla disponibilità di nuovi mezzi tecnologici: il mixer e del vinile 12’ extended mix. Si differenziano tecniche ed estetiche. Sorgono forme di aggregazione legate al ballo e alla figura del dj. Video 2: il piatto Technics 1200 turntable è considerato da molti teorici ed addetti ai lavori come la vera rivoluzione tecnologica alla base dell’arte del mixaggio.

Il dj è nucleo di una costellazione di valori, etichette, atteggiamenti. Il dj incarna una cultura. La dj culture ha i suoi spazi rituali: il club, la discoteca, il rave.
La cultura della musica elettronica, dance e non solo, si distacca dalla nozione di sottocultura giovanile legata alla distinzione di un gruppo: è più onnicomprensiva. Per alcuni versi, attraversa i confini di classe. I rave e i party illegali mostrano maggiore volontà di inclusione verso ‘il basso’. Ma non regge una generalizzazione. Esiste un gran numero di varianti della musica dance. Ognuna ha le sue strutture e regole.
Il concetto di dj culture ha senso se si assume la cultura della musica dance come non omogenea e molteplice. La cultura del dj attraversa distinzioni sociali ed etniche, ma pubblici differenti frequentano diverse serate e diversi eventi. La musica discrimina, così come la location, il prezzo dell’ingresso, il modo giusto per vestirsi.
La musica (acid)house e rave si è ramificata e contaminata sottilmente in tanti sottogeneri, scene, modi di produrre ed ascoltare. Difficile assumere UNA dj culture. È una realtà plurale.
La dj culture affonda le sue radici nei club in città così come nei rave party nascosti tra i boschi e nei festival all’aria aperta. Dai dancefloor estivi di Ibiza allo spiritualismo dei party Goa nutriti di valori antioccidentali.
Le musiche elettroniche, quelle suonate dai dj, sono centro di pratiche di aggregazione legate ai luoghi della loro esperienza collettiva e individuale.
Estetiche, tecniche e forme di socialità si intrecciano.
Nel circuito dei club, durante la transizione dalla disco music alla house, il DJ da selettore e manipolatore di dischi come era ancora in parte concepito, è stato riconosciuto a tutti gli effetti produttore e parallelamente il giradischi ha acquisito statuto di strumento musicale.
L’evoluzione della figura del dj ha posto nuovi valori. Il dj è l’artista di un suo mondo musicale. La musica elettronica del vivo dimostra che la vera arte risiede nel "mix". Il dj è un nuovo tipo di artista-autore per cui l’operazione di ‘SELEZIONE’ diventa fondamentale: crea musica in tempo reale mixando delle tracce musicali preesistenti, manipola e genera suoni con strumenti elettronici.
Video 3: Jeff Mills è da considerarsi uno dei maggiori esponenti dell’arte della selezione in ambito techno. ‘Exhibitionist’, DVD uscito nel 2004, è un filmato visualizzabile in tre differenti punti di vista che illustra meglio di molte parole il DJ mixing.

Il nuovo prestigio culturale che il dj ha acquisito negli anni Novanta si può collegare direttamente all’ascesa della cultura dei computer. Il DJ ne esemplifica la logica basata sulla selezione e sulla combinazione di elementi preesistenti. Il DJ mostra i potenziale di questa logica nella creazione di nuove forme artistiche. La selezione non è un fine in sé. L’essenza dell’arte del DJ sta nella capacità di mixare elementi selezionati in modo ricco e originale.
Il club, tempio del dj, ha saputo così evolversi dalla semplice funzione di discoteca offrendosi al pubblico come laboratorio di nuova musica. Nel corso degli anni Novanta la musica elettronica dance si è mossa oltre le convenzioni della club culture trovando altri spazi di fruizione, dai festival ai musei, ai grandi eventi dance nelle arene.
Video 4: il Sonar di Barcellona, un evento che dalla metà degli anni novanta ha scritto la storia della musica avanzata.

Il dj-produttore è prodotto.
DJ CULTURE significa che il dj è oggetto e prodotto culturale.
Le forme produttive emergenti nell’ambito delle musiche elettroniche dance hanno visto il riconoscimento di statuto artistico e sviluppato parallelamente un forte impulso commerciale.
Oggi i grandi eventi dove le star sono i dj sono simili ai concerti rock mentre la scena musicale elettronica si è caratterizzata in un primo momento come senza volto. L’industria coltiva uno star system parallelo a quello pop-rock mainstream e promuove grandi eventi simili a quelli pop dove la star è il dj.
Video 5: Il Sensation White è un evento dance annuale, al quale partecipano oltre ai più famosi DJs della scena mondiale, anche 40.000 persone rigorosamente vestite di bianco, ospitate dallo stadio Amsterdam ArenA. È regolarmente riproposto ad Amsterdam ogni anno, ma dal 2005 la ID-T, società organizzatrice leader nel campo, ha iniziato a pianificare l’evento anche in altre città europee, con il preciso obiettivo di estendere il "fenomeno Sensation" a tutto il mondo. (fonte Wikipedia. URL)

I dj sono marchi ed i frutti del lavoro promozionale si trasferisce su una serie di dischi, mentre i pubblici sviluppano precise aspettative. Questo entro un’industria nata con il manifesto ideologico dell’anonimato rappresenta un riconoscimento da parte dei proprietari delle etichette, dei promotori e di dj dei loro interessi economici.
Ma la disponibilità degli strumenti ad un costo accessibile alla massa vede l’industria del dj convivere con una galassia di produttori indipendenti. Ogni collettivo, produttore e dj è una cellula nella grande macchina cerebrale collettiva elettronica, di cui è una piccola ma influente sinapsi e menti affini proliferano sentendosi parte di un network globale di artisti o produttori culturali.
La musica elettronica, la cultura del club e tutto quello che vi ruota attorno hanno sperimentato uno sviluppo impressionante che ha trasceso i loro canali abituali, popolando, arricchendo e inserendosi in contesti molto diversi, come il cinema, la pubblicità, le comunicazioni, contaminando altre pratiche artistiche e in generale l’industria dell’intrattenimento.

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2 commenti

  1. In bocca al lupo per questa nuova avventura djblog.

  2. Salve,
    in bocca al lupo per questo nuovo ed innovativo blog. Chi ha bisogno di testi per le canzoni (li scrivo in inglese) mi contatti tramite mail.
    Ciao


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