Sonorizzazioni estive @ VFF

@ VOLCANO FILM FESTIVAL . festival del cinema artigiano dal 6 al 10 agosto 2008

Torre Archirafi, Riposto, Catania. www.volcanofilmfestival.net

Dillinger è morto sarà presentato in versione live il giorno 8 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi. A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!

Milano calibro 9 – remixed sarà presentato in versione live il giorno 9 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

«Il talento fa quello che vuole, il genio quello che puo’. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.»

Carmelo Bene

La pratica della (ri)sonorizzazione con le moderne tecnologie audiovideo fornite dalla rivoluzione digitale è divenuta una forma di produzione artistica sempre più diffusa. Dare una nuova forma acustica alla successione di immagini che compone un film, questa l’essenza della pratica. I film muti per statuto sono la tipologia filmica che più d’ogni altra si è prestata nel tempo a questo tipo di sperimentazioni. Le più celebri sonorizzazioni sono senz’altro la (ri)lettura in chiave rock fatta da Giorgio Moroder del classico “Metropolis” di Friz Lang, il montaggio audio-visivo realizzato dall’americano Dj Spooky d’uno dei più grandi classici del cinema delle origini (“Nascita di una nazione”) ed ancora su “Metropolis” la fitta trama techno composta da Jeff Mills. Dal 2005 con l’avvento del fenomeno YouTube questa pratica è divenuta ancora più popolare, sono infatti ormai una miriade le opere appartenenti a questo (sub)genere disponibili grazie a quello che è, a tutti gli effetti, il più grande archivio d’immagini in movimento d’ogni tempo (se a questo sommiamo realtà quali Google Video, Revver, Vimeo, Daily Motion ed altri ancora ci possiamo davvero rendere conto della rivoluzione in atto). Dunque la (ri)sonorizzazione non è nulla d’originale, è una reazione spontanea all’incessante pioggia d’immagini in movimento alla quale (tutti) siamo esposti, un ombrello creativo per tutelarci dal diluvio che tanto più sarà tecnologicamente abbordabile, nella sua realizzazione tecnica, tanto più sarà pratica comune e banale. La vera dialettica innescata da questo fenomeno emergente dell’audiovideo non sarà allora quella fra copia ed originale, ma fra legale ed illegale, è il copyright la nuova frontiera dell’audiovideo ed è con il diritto d’autore che questi enormi archivi di immagini manipolate giocano oggi la partita più interessante, prefigurando quel che sarà (forse) il futuro del cinema.

MILANO CALIBRO 9 – REMIXED

sonorizzazione audiovisiva dell’omonimo film di Fernando Di Leo (1972). K Loud (music) – DJCINEMA (video). (30′)

Abbiamo pensato di giocare con Milano calibro 9 perchè il film di Di Leo racconta una città cinica e spietata della quale a trentasei anni di distanza ritroviamo tutti i caratteri in questa nostra contemporaneità. Il montaggio prende le distanze dal bluff di Ugo Piazza, che per immagini non può essere raccontato, e si concentra sul denaro che, come belve fameliche, tutti i volti del film combattono per ottenere. La trama visiva è dunque contratta e resa lineare attraverso un montaggio che serra i tempi dell’azione, ne aumenta il ritmo e ne amplifica l’intensità visiva, rendendo però il doveroso (e cinèfilo) omaggio ad alcune sequenze intoccabili perché magistrali. Il tentativo è quello di (ri)costruire una trama a sé stante, autonoma dall’originale e, forse, più prossima ai romanzi milanesi di Giorgio Scerbanenco, anche grazie all’utilizzo di sovratitoli. Il tappeto sonoro sincronizzato dal vivo dal musicista e produttore K Loud (aka CL. Audio) è di matrice eminentemente techno realizzato con sonorità originali senza il ricorso al campionamento di brani preesistenti, una tessitura musicale che dialoga con i protagonisti del miglior noir della storia del cinema italiano.

MC9 – remixed è un progetto artistico che intende portare nei club la storia di Ugo Piazza, le immagini di Fernando di Leo e le atmosfere di Giorgio Scerbanenco, per proporre alle giovani generazioni (ma non solo) una modalità differente di vivere il rituale collettivo del ballo.

Milano calibro 9 – remixed sarà presentato in versione live il giorno 9 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!


DILLINGER È MORTO

sonorizzazione e montaggio live del capolavoro di Marco Ferreri (1969). K Loud (musix) ilcanediPavlov! (video).

Se dal punto di vista produttivo con MC9 abbiamo proceduto dalle immagini alla musica con il progetto legato al film di Marco Ferreri compiamo il percorso inverso. Attraverso un campionamento della pellicola in 70 parti sono le immagini che cercano un contatto con la musica prodotta da K Loud.

«Sfuggire a ciò che si è, questo è il sogno del protagonista di Dillinger è morto […]. Ferreri respira gli umori della contestazione con la leggerezza del buffone, ben sapendo di appartenere a quelle élite di “vitelloni della cultura” che non raggiungerà mai il popolo, in quanto priva di un linguaggio comune a coloro che possono fare la rivoluzione. Il linguaggio dunque. La depurazione drammaturgica iniziata con la rarefazione simbolica del profilmico in Break-up e proseguita con L’harem, […], raggiunge in Dillinger è morto il punto di non ritorno. Dopo essere stato diluito in un pomeriggio bucato (Break-up), il fantasma della durata si materializza ora nella notte illuminata di un uomo predicato in negativo (senza nome, senza voce), maschera opaca di quell’alienazione che affligge come un male incurabile la società dei consumi. Al racconto subentra l’osservazione, alla compressione la dilatazione, all’azione un’attesa senza oggetto. Icona dell’apatia borghese, Michel Piccoli inaugura il lungo sodalizio con Marco Ferreri, consegnandogli un corpo svuotato, dalla mimica implosa, marionetta pensante presente in ogni inquadratura a tal punto da apparire invisibile.» (Alberto Standola, Marco Ferreri, Il Castoro, 2004)

Dillinger è morto sarà presentato in versione live il giorno 10 agosto alle ore 1.00, presso il Palazzo rosso di Archi.

A seguire djset by K Loud (aka CL. Audio, Machine Jockey/Ita) & vjset by ilcanediPavlov!

bio.

DJCINEMA . Progetto per la valorizzazione del rapporto fra “dj culture” e cinema finalizzato alla costruzione di forme alternativa di fruizione e produzione culturale, ideato e sviluppato da Paola Catò e Alessio Galbiati.

web: djcinema.wordpress.com

mail: djcinema@email.it

K Loud . Claudio Vittori (conosciuto anche con il nome di CL. Audio). Produttore di musica elettronica, techno e ambientale, autore e compositore, sound designer per brand internazionali e performer live, fondatore dell’etichetta Machine Jockey.

web: www.cielleaudio.com – www.myspace.com/cielleaudio – www.myspace.com/machinejockey

mail: info@cielleaudio.com – booking@cielleaudio.com

ilcanediPavlov! . Progetto di Alessio Galbiati focalizzato sulla video performance live con una particolare attenzione all’immagine cinematica. Nato come “parte” di DJCINEMA è in breve divenuto un progetto performativo autonomo.

web: www.myspace.com/ilcanedipavlov

mail: ilcanedipavlov@gmail.com

Milano calibro 9 REMIXED @ OdiamoL’arte (mi)

Questa sera (12 Aprile 2008) all’interno del micro-festival OdiamoL’arte  (@ Gheroartè – via Gramsci 4, Corsico – MI)
prenteremo in collaborazione col mensile Rapporto Confidenziale l’anteprima di:

MILANO CALIBRO 9 REMIXED

sonorizzazione live in chiave elettronica del musicista e producers CL.
Audio
d’un montaggio di mezz’ora con sovratitoli (a cura di DJCINEMA) del classico cult di Fernando di Leo. a seguire ilcanediPavlov! accompagnerà con le proprie
immagini in movimento il dj-set di CL. Audio.

Ma OdiamoL’arte è molto altro ancora… passate a buttare l’occhio!!!

ilcanediPavlov! – vjset @ Tunnel (21.03.08)

Venerdì 21 marzo. dalle 23
FUNK YOU @ Tunnel.
via Sammartino 30, Milano.
music.
Torsten Kanzler (Abstract/Killaz/Error>Belin,De)
Joc & Spy (Trivialmusik>Barcelona,Es)
Oniks (Funk You>Milano,It)
visual.
ilcanediPavlov (Milano,It)

ilcanediPavlov! vjing MANIFESTO >>>L’idea di iniziare a fare vjing nasce fondamentalmente per gioco o, se si preferisce, da un’attitudine. Nulla di particolarmente complesso o dotato d’un qualche tipo di talento. «Il talento fa quello che vuole, il genio quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento». La voglia che mi muove è quella di creare tappeti visivi incostante movimento intessuti di interminabili sequenze di frame (senza distinzione fra immagine statica ed immagine in movimento) che incessantemente si montano (dal termine cinematografico ‘montaggio’) fra loro, generando flussi di senso. Sequenze filmiche, composizioni di frame, immagini d’affezione, scatti rubati, lampi di colore, interi film, videoclip, cortometraggi e documentari. Da una libreria di elementi eterogenei pesco percorsi di senso, improvvisando ciò che uno spettatore contiene in sé con precisione scientifica. Velocità e ripetizione (e dunque anche la loro negazione) sono le regole del gioco, gli estremi da far dialogare, per sfuggire all’inutilità dei virtuosismi tecnici fini a se stessi (svuotati d’ogni senso). Prendo l’Arte e la metto da parte in piccole parti digitali. M’approprio di tutto ilpatrimonio della cinematografia mondiale, dalle origini ai giorni nostri, fintantoché qualcuno non si accorge del furto. Tanto più la ruberia è poco nota tanto più il delatore dovrà possedere cultura (cinematografica).Ingaggio dunque una lotta basata sulla cultura, interna all’attrazione della mostrazione, alla ricerca della bocca aperta e dell’occhio rapito. ilcanediPavlov! è DJCINEMA

booking: djcinema@email.it

Digimag 31 – Febbraio 2008

E’ online la nuova Issue di Febbraio di DigiMag, mensile online di cultura elettronica e arti digitali del progetto Digicult. Anche in questo numero DigiMag presenta una serie di interviste esclusive e approfondimenti sul mondo dell’arte elettronica e della cultura digitale contemporanea, scritti dal alcuni membri del Network di autori di Digicult. DigiMag prosegue nel suo percorso di analisi e ricerca di tematiche e metodologie di creazione e sperimentazione nell’ambito dell’arte digitale, presentando protagonisti e realtà a livello nazionale e internazionale.

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INTERVIEWS:

- SCANNER – leggi l’articolo – di Marco Mancuso
- V2_TEST LAB – leggi l’articolo – di Silvia Scaravaggi
- DOUBLENEGATIVES ARCHITECTURE – leggi l’articolo – di Marco Mancuso
- KONIC THEATRE – leggi l’articolo – di Annamaria Monteverdi
- DEREK HOLZER-SARA KOLSTER – leggi l’articolo – di Claudia D’Alonzo
- ANNALIST – leggi l’articolo – di Eleonora Oreggia
- PHILIP WOOD – leggi l’articolo – di Luca Barbeni
- VIRGILIO VILLORESI – leggi l’articolo – di Claudia D’Alonzo
- TOBOR EXPERIMENT/TECH STUFF – leggi l’articolo – di Alessio Galbiati
- GIUSEPPE LA SPADA – leggi l’articolo – di Giuseppe Cordaro
- FRANCESCO ARENA – leggi l’articolo – di Massimo Schiavoni
- FRANZISKA NORI – leggi l’articolo – di Giulia Simi

REPORTS:

- GLI SCENARI DELL’ARTE TECNOETICA – leggi l’articolo – di Antonio Caronia
- XCENTRIC – leggi l’articolo – di Barbara Sansone

FEATURING:

- SONIC ACTS XII – leggi l’articolo – di Marco Mancuso
- THE OBSERVATORY – leggi l’articolo – di Luigi Ghezzi

THEMES:

- LA SCENA TECNOLOGICA CATALANA – leggi l’articolo – di Annamaria Monteverdi
- L’UOMO COME MACCHINA PIETOSA – leggi l’articolo – di Alessio Chierico

EDITING/PHOTO EDITING:

- Marco Mancuso

COVER:

- Redazione Digicult

CONTENUTI:

- Luca Barbeni, Antonio Caronia, Alessio Chierico, Giuseppe Cordaro, Claudia D’Alonzo, Alessio Galbiati, Luigi Ghezzi, Marco Mancuso, Annamaria Monteverdi, Eleonora Oreggia, Barbara Sansone, Silvia Scaravaggi, Massimo Schiavoni, Giulia Simi

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DIGIMAG e’ un magazine elettronico con pubblicazione mensile sui temi della cultura elettronica e delle arti digitali, distribuito mediante protocollo Http 4.01. DIGIMAG e’ un e-mag con lo scopo preciso di informare e approfondire tutte le tematiche relative al mondo della cultura, delle arti e delle tecnologie elettroniche, mettendo in evidenza le differenti realta’ esistenti e le sinergie che tra esse si creano.

Argomenti di approfondimento del magazine sono: Net Art, Hack Art, Software Art, Video Art, Elettronica, Audio Video, Performing Art, Intelligenza Artificiale, Design, NewMedia

E’ possibile accedere ai contenuti del magazine mediante l’iperlink indicato sopra oppure attraverso il portale DIGICULT (www.digicult.it) cliccando sul logo del DIGIMAG

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//DIREZIONE:
- Marco Mancuso – concept, editing, direzione e design

//REDAZIONE:
- Luca Restifo – programmazione
- Silvia Scaravaggi – editing news
- Claudia D’Alonzo – aggiornamento portale

//PODCAST:
- Giuseppe Cordaro

//AUTORI:
Luigi Pagliarini, Tatiana Bazzichelli, Bertram Niessen, Teresa De Feo, Miriam Petruzzelli, Luigi Ghezzi, Giulia Baldi, Domenico Quaranta, Lorenzo Tripodi, Massimo Schiavoni, Monica Ponzini, Domenico Sciajno, Valentina Tanni, Anna Monteverdi, Motor, Isabella Depanis, Tiziana Gemin, Fabio Franchino, Alessandra Migani, Lucrezia Cippitelli, Silvia Bianchi, Francesca Valsecchi, Claudia D’Alonzo, Barbara Sansone, Sara Tirelli, Laura Colini, Alessandro Massobrio, Eleonora Oreggia, Paolo Branca, Giulia Simi, Silvia Scaravaggi, Sara Tirelli, Maresa Lippolis, Francesco d’Orazio, Alessio Galbiati, Alessio Chierico, Loredana Menghi, Claudia Moriniello, Giuseppe Cordaro, Antonio Caronia, Luca Barbeni

//TRADUZIONI:
Stefania Longo, Ornella Pesenti, Caterina Sartori, Barbara Viola
DIGINEWS N_64
29.01.08_12.00am

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Live!iXem 2007 – il Report by Ermes Rosina (AllAboutJazzItalia)

Live!iXem 2007
Pubblicato: 23-01-2008

di Ermes Rosina (http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=2481)

fonte: All About Jazz Italia

Musica, audiovisuals, mixed media e arte elettronica sperimentale

Accademia di Belle Arti, Atelier La Lucciola, BoAlab
Palermo – 17.12.2007/21.12.2007

La rassegna Live!iXem approda alla quarta edizione, dopo gli appuntamenti tenutisi a Venezia, nel 2004 e 2005, e lungo l’asse Roma/Palermo, nel 2006. Il festival, nato e sviluppato a partire dall’omonima rete di artisti operanti nei settori della musica elettronica e della ricerca audio/video, si concretizza quest’anno interamente a Palermo, nell’arco di cinque giornate, grazie allo sforzo organizzativo profuso dall’associazione Antitesi.

E’ da segnalare, in premessa, lo scarso contributo delle istituzioni locali e nazionali, che costituisce l’ennesima prova di disinteresse verso le realtà artistiche d’innovazione – non riconducibili ai consueti contesti commerciali né ai tradizionali canoni estetici – piuttosto che il sintomo di circostanze socio-economiche sfavorevoli.

”Mala tempora…” saremmo tentati di sibilare a denti stretti…se lasciassimo correre il pensiero alle ormai leggendarie Settimane Internazionali per la Nuova Musica, che proprio a Palermo si tennero tra il 1960 e il 1968, su iniziativa del Gruppo Universitario di Antonino Titone, con la collaborazione del Teatro Massimo e della RAI.

Erano gli anni in cui gli enti pubblici, nonostante le difficoltà (che in Italia ci sono sempre state, ça va sans dire…), non negavano il proprio sostegno alla ricerca più avanzata a livello internazionale, presentando non soltanto l’avanguardia musicale dell’epoca (dai vari Stockhausen, Berio, Kagel, Cage, agli italiani Franco Evangelisti, Domenico Guaccero, a un giovanissimo Sciarrino, agli scapigliati di MEV – Musica Elettronica Viva), ma anche le alchimie linguistiche del Gruppo ’63 e le sperimentazioni visive di Alberto Grifi e Norman McLaren.

Evitando lo sterile vittimismo, il direttore artistico Domenico Sciajno ha saputo mostrare buon viso a cattivo gioco, ottenendo, per l’ospitalità di artisti stranieri, la collaborazione di istituzioni estere (quali l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi e il Centro Culturale Francese di Palermo) ; ha quindi trovato supporto logistico presso l’Accademia di Belle Arti e alcuni spazi interessati alla creatività contemporanea a 360 gradi, quali il BoAlab (che organizza esposizioni prevalentemente connesse alle arti plastiche) e l’Atelier La Lucciola (accogliente punto d’incontro ludico-creativo ideato per i bambini…ma non solo!).

In ciascuno di questi luoghi sono state convogliate idee e iniziative tanto stimolanti quanto diversificate, come laboratori, workshops, contest audio-video, performance dal vivo.

Conferenze e workshops

Due giornate intere coinvolgono la presenza di Alvin Curran,infaticabile esploratore di suoni e luoghi inconsueti, che proprio a Palermo, nel 1968, in occasione della sesta (e rimasta ultima) Settimana per la Nuova Musica, viveva con il gruppo MEV una significativa tappa di un percorso – oggi quarantennale – di destabilizzazione e reinvenzione dei canoni estetici.

L’Accademia di Belle Arti apre quindi le porte al compositore americano (che, com’è noto, da diversi lustri resiede a Roma, nei rari momenti di tregua concessi da un’attività sempre frenetica, divisa tra concerti, installazioni, masterclass), dapprima per una conferenza pubblica, quindi con un laboratorio teorico-pratico aperto agli iscritti e a un limitato gruppo di uditori.

“Music outside the concert hall”: questo il tema affidato a Curran, del tutto pertinente sia alla tipologia di ricerca che Live!Ixem intende stimolare e documentare, sia alla vicenda artistica del relatore, che viene ripercorsa durante gli incontri.

Com’è noto, quella di Curran è, infatti, una lucida e fervidissima immaginazione musicale, che non raramente coinvolge grandi aree ambientali (quali cave, parchi, porti, fiumi – si veda “Maritime Rites”, lavoro di recente riproposto a Londra – e finanche vulcani, come nelle “Conversazioni Geologiche” realizzate l’estate scorsa sull’Etna) ma anche elementi visivi (pensiamo alle installazioni/performances realizzate nell’ottobre 2007 a Milano con Roberto Masotti in omaggio a John Cage).

Naturale, quindi, che nuovi e ulteriori spazi saranno sfruttati come “sale da concerto virtuali”: non solo le sette stazioni radio europee, collegate nel 1988 per “Crystal psalms”, si prestano allo scopo, ma internet stessa diventa un luogo performativo di primaria importanza, per il quale occorre esplorare nuove musiche adatte alla diffusione tramite questo mezzo o da esso ispirate.

Curran ha quindi messo a disposizione dei partecipanti al laboratorio una sensibilissima capacità di ascolto, maturata attraverso un’intensa pratica improvvisativa e solide competenze compositive, assimilate in gioventù da Elliott Carter e affinate nel tempo in una prospettiva di creazione istantanea.
La “lezione” più grande di Curran (valida non soltanto per i “compositori” di professione, ma anche per chiunque intenda accostarsi, con il semplice ascolto, al pluriverso musicale contemporaneo) è stato l’incoraggiamento a porre attenzione verso le più o meno nascoste istanze sonore di cui è portatrice la realtà nella quale siamo immersi e a ricercare una sintesi personale delle suggestioni che giungono da questi materiali.

Piuttosto specialistici e densi di contenuti sono stati il laboratorio a numero chiuso e il workshop aperto al pubblico, tenuti da Andrea Valle.
Il semiologo, compositore e ricercatore presso l’Università di Torino nel settore della multimedialità illustra le caratteristiche di SuperCollider, software siluppato da James McCartney – ora disponibile open source – per la sintesi e il controllo del segnale audio in tempo reale, e ne mostra quindi un’applicazione pratica da lui personalmente ideata con il nome “GeoGraphy”, nel quale un sistema grafico costituisce lo strumento per l’organizzazione algoritmica del suono.
Si crea così quella forma d’arte nota come “musica generativa”, che si sviluppa tramite complessi sistemi di calcolo effettuati dal computer partendo dalle istruzioni scritte dal compositore.

Sono peraltro reperibili in internet sia un manuale, in italiano, introduttivo a SuperCollider, sia alcuni schemi esplicativi su GeoGraphy, redatti dallo stesso Valle; ancora più istruttivi si sono rivelate le implicazioni concrete dimostrate nel corso di un concerto dal vivo corredato dai visuals di Ursula Scherrer, su cui ci soffermeremo più avanti.

Altre preziose occasioni formative e informative sono state ospitate dal Centro BoALab.
Durante un workshop pomeridiano è stata presentata Tech Stuff, accoppiata di DVD e libro pubblicati da ISBN Edizioni, in cui Giorgio Sancristoforo, aka Tobor Experiment (poliedrica personalità, che associa all’attività di tecnico del suono, quelle di videomaker, produttore di software e artista elettronico) ripercorre tappe storiche e offre curiose digressioni sulla musica elettronica, raccogliendo una serie di video, in parte già presentati su QOOB, canale digitale di MTV Italia.

Con stile intelligentemente smaliziato, vengono trattati temi piuttosto variegati, dal Theremin – e tanti altri pionieristici strumenti analogici – all’IRCAM, sino alle origini della musica generativa.
Non manca un’ampia parte di interviste a diversi personaggi del settore, come i Pan Sonic e Karlheinz Stockhausen, che, tra l’altro, ebbe un rapporto particolare con la Sicilia, iniziato nei primi anni ’60 – quando fu ospite di Palazzo Agnello a Siculiana (trovandovi ispirazione per la composizione di “Momente”) e partecipò alle Giornate Internazionali per la Nuova Musica – e culminato nel 1996, in un ciclo di seminari e concerti nell’ambito del Festival di Palermo sul Novecento.

Se pure si nota qualche inevitabile lacuna – non vengono menzionati, per esempio, Luigi Russolo e i futuristi italiani e non c’è spazio per le ultime evoluzioni dell’elettronica applicata a un contesto performativo-improvvisativo (di MEV, David Rosenboom, o di centri di ricerca come STEIM e CNMAT proprio non c’è traccia) – le perplessità sono subito fugate dalle panoramiche – deliziosamente in bilico fra serio e faceto – sui mitici sintetizzatori Moog, sulle drum machines Jomox e sugli algoritmi di composizione generativa, che, sviluppati nei più recenti pacchetti software trovano un insospettato antesigano in Mozart, con il suo “gioco per comporre musica con i dadi”.

Ancora più sorprendente è la vitalità con cui il settantanovenne Stockhausen, nell’intervista concessa a Tech Stuff pochi mesi prima dell’inattesa scomparsa, apre le porte del suo studio a Kürten e si sofferma con entusiasmo sull’Okteg, spazializzatore ottofonico ideato dai tecnici dell’Experimental Studio for Acoustic Art di Freiburg per la realizzazione di “Cosmic Pulses” (l’ultimo lavoro elettronico, presentato a Roma nella scorsa primavera durante il Festival Dissonanze), dimostrandosi ancora aperto e curioso rispetto agli attuali sviluppi della tecnologia.

Un ultimo, significativo, spazio di riflessione è dedicato alla diffusione delle netlabels, con una videoconferenza che vede protagonisti alcuni esponenti delle più importanti realtà italiane del settore, come Luca Sciarratta e Giuseppe Cordaro di rudimentale, Fabio Battistetti di Chew-Z e Filippo Aldovini per Zymogen.

I partecipanti all’incontro sottolineano l’indipendenza rispetto alle logiche del mercato che caratterizza l’attività delle etichette operanti nel web, grazie alla disponibilità di materiali scaricabili gratuitamente dalla rete e alla visibilità internazionale offerta agli artisti sulla scena “virtuale”.
Non viene trascurato, peraltro, il supporto fisico: ai files digitali si affiancano spesso CD-R assemblati a mano e successivamente messi in vendita, in tiratura limitata, a un prezzo contenuto.

Sebbene sia emersa qualche perplessità, che si appuntava soprattutto sull’ascolto spesso distratto e frettoloso degli affetti da “sindrome del download”, sullo standard artistico di livello non sempre elevato – e in genere appiattito sul settore minimal-techno (non è il caso delle tre labels presenti) – sulla perfettibilità della qualità audio (non sempre sono disponibili download in formati compressi senza perdita, come FLAC o APE) e, non ultima, sulla questione della redditività per i musicisti, il fenomeno merita di essere seguito, con tutte le implicazioni collegate alla tutela della proprietà intellettuale (per la quale sono da anni utilizzabili le licenze Creative Commons ) , a fronte degli sviluppi rapidissimi della rete e della crisi dei tradizionali mezzi di distribuzione della musica.
Per ulteriori approfondimenti sulla materia, che qui non possono essere svolti, rimandiamo alle tante risorse disponibili in internet: un’ottima guida introduttiva si trova nel sito Netlabels.org .

Noi ci siamo avventurati, per il momento, tra i files resi scaricabili dalle tre netlabels partecipanti a Live!iXem, e abbiamo riscontrato proposte musicali quasi sempre ragguardevoli: il nostro apprezzamento va ai paesaggi sonori, inquieti e avvolgenti, disegnati da Tiziano Milani per Chew-Z con “suoni:oggetti:risonanti“, senza dimenticare l’attenzione di Rudimentale (una parte dei cui materiali è scaricabile anche in formato Ogg) verso le realtà nazionali emergenti) e l’accuratezza grafica di Zymogen, che oltre a lanciare artisti ormai piuttosto noti, come il colombiano Lezrod, aka David Velez, offre le tracce sia in mp3 sia in FLAC.

Audio-visual screenings

Un’ampia parte della rassegna è dedicata alle proiezioni audio-visive,culminate con la presentazione delle cinque opere vincitrici del contest Live! iXem 2007.

La varietà dei linguaggi è talmente vasta – inversamente proporzionale, purtroppo, al tempo disponibile per coglierne in profondità le poetiche sottese, data la breve o brevissima durata delle clip – da rendere impossibile l’analisi delle diverse proposte.

A rendere ancora più problematico l’avvicinamento a questi materiali sono l’immaterialità e l’intangibilità, connaturali alla visione di un DVD, che evocano l’illusione nietzschiana (piuttosto frustrante, in questa occasione), di una “bellezza innalzata tanto al di sopra del mondo sensibile che ne dimentichiamo le radici terrestri, umane”.

Si inizia con una carrellata di video, con i quali gli israeliani Liora Belford e Ido Govrin illustrano il festival Laptopia, da loro fondato a Tel Aviv nel 2005, ponendo in apertura e in chiusura della serie due propri lavori realizzati insieme, in qualità di componenti del duo Duprass.

“Free Fields”, opera audio-video della coppia (di cui si può trovare un estratto su My Space), mostra paesaggi desertici che si stagliano contro il cielo, dove passano armenti e automobili (a mostrare la ricchezza di contenuti e significati solitamente non associati a questi non-luoghi apparentemente “vuoti”). Le immagini, e parimenti i suoni – scomposti, moltiplicati e riassemblati, tramite un processo minuzioso e potenzialmente infinito di distorsione e ricomposizione -aprono all’occhio e all’ascolto prospettive percettive sempre nuove e molteplici.

Un gioco di grande suggestione e raffinatezza, che si apprezza in maniera più lineare, quasi narrativa, nell’ambiendazione edenica di Limbo Sketches, dove lo sguardo si posa sui corpi nudi, ma quasi disincarnati, di un bimbo e di una donna, e sulle delicate trame intrecciate dagli elementi naturali: i piani sequenza e le carrellate creano una dialettica continua tra stasi e movimento, mentre un’ipnotica stratificazione sonora insinua un’aura oniroide, sospesa nel limbo tra figurazione e astrattismo.

La selezione di opere da Laptopia mostra livelli qualitativi diseguali, in cui alle estatiche melanconie della premiata ditta James Elaine & William Basinski si affiancano gli asettici impulsi minimali di Alva Noto (al secolo Carsten Nicolai), ma anche lavori dall’impronta meno sperimentale, come i rumori iperbolicamente amplificati da Ori Levin, e i giochi iconici di Dienststelle accoppiati alle decorazioni sonore di Jan Jelinek.

Decisamente distanti dai materiali raccolti da Liora Belford e Ido Govrin, sia dal punto di vista poetico sia per quanto riguarda i presupposti alla della loro concezione, sono i lavori riuniti in Zerofeedback vol. 01, produzione DVD a cura di Giovanni Artigliano, aka Selfish, per il progetto DJCINEMA , ideato da Alessio Galbiati e Paola Catò.

Continua a leggere…

DJCINEMA @ Live!Ixem 2007 (20.12)

0feed.jpgGiovedì 20 dicembre 2007
ore 21.30 AV SCREENINGS
DJCINEMA [Alessio Galbiati | Paola Catò] presenta
Zerofeedback DVD Vol.01 showcase
@ Atelier La Lucciola, Via Narcisio Cozzo 9, Palermo. map
all’interno di Live!iXem 2007

abbiamo curato la selezione d’un dvd tutto italiano del quale su questo blog avevamo già parlato. La nostra è una selezione, dunque non molto a dire il vero; per cercare di renderla più ricca abbiamo scritto un testo d’accompagnamento alla proiezione che speriamo possa risultare d’interesse anche per chi non sarà presente a Palermo durante i giorni del festival (17-21 dicembre).

Il testo d’accompagnamento (quello postato a questo indirizzo è una sintesi) è reperibile in formato pdf al seguente indirizzo:
http://djcinema.files.wordpress.com/2007/12/djcinemaliveixem2007.pdf

—-

Lo sviluppo della coscienza va da solo. Il che significa che quando qualcuno scopre qualcosa di importante, ad esempio nel campo dell’acustica, come un nuovo modo di formare e di ascoltare suoni, un nuovo modo di scoprire le forme individuali e le combinazioni di suono, è comunque un astratto, che non ha niente a che fare con un dato pubblico. Tanto che nemmeno il compositore stesso, che è così creativo, che ha una visione e che scopre le cose, è sorpreso da ciò che sta facendo. Così scopre un nuovo mondo, come succede nella scienza in generale: nella fisica, nella chimica, nell’astronomia. Il musicista può anche scoprire un nuovo mondo di suoni. Poi, alcuni amici iniziano a sentire quello che può sentire lui, quello che ha scoperto e poi questi pochi amici si moltiplicano, non solo nella stessa generazione, ma si determina un nuovo processo di sviluppo, molto lento, in base al quale influenzano gli altri e dicono cose come “Ehi, devi ascoltare questo, devi ascoltare quello, ti do un Cd o una cassetta”.
Quindi ci vogliono un po’ di generazioni prima che le scoperte del nostro tempo si diffondano tra molte persone. Non ci dovrebbe preoccupare il numero delle persone che possono già capire o sentire ciò che sta succedendo. Lasciamo fare alla natura dell’evoluzione umana. L’uomo evolverà, passando dall’inconscio al conscio. Evolverà verso la scoperta, è curioso, l’uomo fondamentalmente è curioso. Questo è molto importante. Per cui non mi preoccuperei di quanto è grande il pubblico e di quanto lo puoi spingere a fare una cosa. Non ce n’è bisogno. Se qualcosa è eccezionale, troverà degli spiriti che, ad uno a uno, si interesseranno in quella cosa. E poi si moltiplicheranno da soli.

Karlheinz Stockhausen, intervista a Qoob – 8 agosto 2007
http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=8045

«La costruzione manuale delle immagini che caratterizza il cinema digitale rappresenta un ritorno alle pratiche paleo-cinematografiche del XIX secolo, quando le immagini erano dipinte e animate a mano. All’inizio del Novecento, il cinema delega queste tecniche manuali all’animazione definendosi come mezzo espressivo basato sulla registrazione. Adesso che il cinema sta entrando nell’era digitale (c’è già dentro da un pezzo!, n.d.r.), queste tecniche stanno ridiventando abituali nel processo di realizzazione del film. Di conseguenza il cinema non si può distinguere nettamente dall’animazione. Non è più tecnologia mediale basata sull’indicizzazione delle immagini, ma piuttosto un sottogenere della pittura.»¹

Con la videoarte, in tutte le sue possibili declinazioni, l’immagine in movimento compie una traiettoria ontologica di ritorno alle tecniche del cinema delle origini, forse addirittura al pre-cinema dei vari Zoopraxiscope, Thaumatrope e Praxinoscope. Allo stesso tempo però la videoarte sviluppa il linguaggio cinematografico a noi più prossimo, quello del cinema narrativo, soprattutto in termini di amalgama degli effetti speciali applicati alla settima arte. Nei video artisti, nelle loro opere, è rintracciabile allo stesso tempo un movimento centrifugo e centripeto rispetto alla Storia del Cinema, che per evitare fraintendimenti sarebbe forse il caso di definire come ‘Storia delle immagini in movimento’.
È su queste basi che abbiamo pensato di proporre all’interno di Live!iXem 2007 un catalogo-campionamento dello stato della videoarte italiana, offrendo agli occhi degli spettatori una visione di tredici elementi eterogenei legati fra loro dall’appartenenza ad un unico progetto complessivo:

zerofeedback vol.01

Zerofeedback vol.01 è il primo dvd prodotto dall’omonima video netlabel italiana creata lo scorso anno da Giovanni Antignano (in arte Selfish) con l’intenzione di produrre e distribuire videoclip, visual art e live video dalla forte valenza sperimentale ed artistica cercando di colmare un vuoto e di diventare col tempo un punto di riferimento per tutti i video artisti alla ricerca d’uno spazio d’espressione.
Il vol.01 prende forma grazie all’esigenza espressa dall’etichetta giapponese Dejine-rec di accompagnare una propria compilation composta da brani provenienti da artisti di mezzo mondo (Olanda, Regno Unito, Germania, Canada ed ovviamente Giappone) con altrettanti videoclip. Sotto la supervisione artistica di Giovanni Artignano ha così preso forma un ricco catalogo di possibili modi di intendere la relazione fra suono ed immagini (in movimento) composto da 13 elementi assolutamente eterogenei diretti da giovani videomaker italiani (fatta eccezione per il duo francese Sl-Co).

Varietà
Se la colonna audio spazia da sonorità prossime all’elettronica, passando per l’abstract, l’hip-hop e tutta quella serie di neologismi coniati per definire la musica generata in digitale, la colonna video registra una vasta gamma di tecniche proprie dell’audiovisivo contemporaneo. Dalla Computer Generated Imagery dei video realizzati da Blache, selfish, Zava e Sl-Co, al looping di Maria Giulia Giorgiani, Influx e DevilSoap, il versante prossimo al live cinema – espressione tipica della pratica di vjing – è invece rappresentato dalle distorsioni di Umberto Nicoletti e dalla fisicità della visione di Besegher. Maria Luisa Crisponi e Matt.B allestiscono invece dei clip astratti fatti di immagini minimali e sfuggenti. Infine troviamo opere assai simili a ciò che comunemente definiamo come cortometraggi con tutta l’ambiguità del termine espressa dai lavori di rinomad ed Elisa Seravalli.
Questi autori di immagini in movimento possono essere definiti con una lunga sfilza di nomi² senza che l’ampia gamma tassonomica aiuti davvero a fare chiarezza sulla reale natura d’una attività artistica che con diffuse resistenze fatica ad esser letta nella sua storicità. È per questo che riteniamo opportuno nominare questi post-moderni direttori di lanterne magiche con il nome più semplice e dunque più chiaro: ‘registi’.

«Nell’era dei computer, anche il cinema [...] diventa un codice. Eppure, mentre i nuovi media rafforzano le forme culturali e i linguaggi già esistenti, compreso quello del cinema, da un altro punto di vista aprono la strada a nuove definizioni. Gli elementi delle specifiche interfacce vengono separati dalle tipologie di dati a cui erano tradizionalmente connessi. Inoltre, possibilità culturali che in precedenza venivano emarginate, riacquistano oggi una centralità. [...] I nuovi media trasformano in “fonte aperta” l’intera cultura. Questa apertura di tecniche culturali, convenzioni, forme e concetti è in fondo l’effetto culturale più promettente della computerizzazione: la possibilità di vedere il mondo e l’essere umano in una prospettiva nuova con delle modalità che non erano disponibili all’ “uomo con la macchina da presa”.»³

Buona visione,
Alessio Galbiati e Paola Catò (DJCINEMA)

note:
¹ Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media, Ed. Olivares, Milano 2002 (ed. or. 2001), p. 363.
² Filmmaker, Videomaker, vj, Video Artista e chi più ne ha più ne metta…
³ Lev Manovich, Il linguaggio dei nuovi media, Ed. Olivares, Milano 2002 (ed. or. 2001), p. 408.

Zerofeedback vol.01
> hello@zerofeedback.com > http://www.zerofeedback.com > http://zerofeedback.wordpress.com > http://www.myspace.com/zerofeedback_vl > http://www.dejine-rec.com

per l’acquisto del dvd (18€) clicca qui.

Odiamo l’arte – 1/12/07 Sesto San Giovanni (Mi)

Sabato siamo qui, in mezzo ad una miriade di cose faticherete non poco a trovarci… faremo viggeing con l’inaugurazione d’un nuovo psudonimo ilcanediPavlov! …ne vedrete delle belle!

Odiamo l’arte
sabato 1° Dicembre 2007 – Sesto San Giovanni (Mi), via Trento 106. googlemap

Odiamo l’arte – party audiovisivo organizzato da Inv3rno netlabel e MUSIC PRIORITY in collaborazione con whereis107, l’happening milanese che a fine marzo 2007 ha visto più di 100 artisti e 3000 visitatori. Più di cinquanta creativi selezionati contribuiranno con writing, fotografie ed installazioni intervenendo sugli spazi offerti dalla location, un complesso industriale che verrà presto ristrutturato nell’ottica di nuovi interventi architettonici. L’evento aprirà le porte al pubblico alle ore 15.00 con il vernissage e il dj set di accompagnamento al periodo di preparazione, per poi alzare i volumi nel dopo cena ricreando una situazione prettamente dancefloor tra videoporiezioni e sonorità techno/elektro/minimal, tra arte e musica.
Entrata libera.

Tutti gli artisti confermati
WRITING: Orticanoodles, Useless Idea, G.I.GIO, Angelo Cruciani, Tare, Interno55, Ufocinque, GlueGlueDesign, ItalysMostWanted, Uselessdesign, Zibe, Dutygorn, Mr gulag, Gatto (tdK), Marvin_crushler, Emanuele Kabu, Tommaso, El Gato Chimney, I-v-a-n, Chendler. FOTOGRAFIA: Paola Verde, Kali, Gastwan, Mireja, Drugo, Ladyshave, Marco Pittaluga, Bedu, Viola & Attila. INSTALLAZIONI: Parro, Alberto Pneuz, Roberto Ratti, Vj Visualoop, Giuliano Cardella, Mikalpi. VJ-SET: Elektrica, Otolab, Vj Visualoop, DJCINEMA (aka ilcanediPavlov!). ALTRO: Isoladellamoda, Poklo Mag. AUDIO: Inv3rno, Kurosan + Sakisura, Bioxproduction + Roberta Sonica, Decelebrex, MdM, 11 Numberecords, Phenoboogie, Dj Eyes, Eniac, Cielle Audio, Lore_B, Fish and Chip 8 Bit, Phat Pixel, Tonylight, 20 degrees of frost, Dr.Bit, PC=NA.

http://www.odiamolarte.orghttp://www.myspace.com/odiamolartehttp://www.flickr.com/groups/odiamolarte

Live!iXem 2007 (17-21 dicembre, Palermo)

Giovedì 20 dicembre dalle ore 21.30 cureremo una selezione audiovideo all’interno del Live!iXem 2007 presso l’Auditorium ERSU in Via G. di Cristina 39 a Palermo.
A breve ne saprete di più… per ora ci limitiamo a pubblicare il programma dell’evento.

 

Live!iXem 2007
IV Edizione
Contest di musica, audiovisuals
mixed media ed arte elettronica sperimentale

 

Il Live!iXem, concorso e festival di musica e arti elettroniche sperimentali, tiene salda la presa e giunge alla sua IV edizione senza abdicare alla propria vocazione di sponda creativa della ricerca più avanzata.
Unico concorso, per tipologia e metodo, dedicato su territorio nazionale a tutti quegli artisti italiani che si cimentano nell’utilizzo delle nuove tecnologie applicate alle arti, con particolare attenzione al rapporto tra suono ed immagini.
Ecco i progetti vincitori dell’edizione 2007 che vengono premiati attraverso la pubblicazione dei propri lavori nel DVD Live!iXem 2007:

Lunar IIII | Alessandro Fiorin Damiani
Going Home | La Jovenc
B-Light project | Headvision | Nadessja | Eniac
Ferseht(o)urm | Anna Bolena
EXEAIO – Draw 01 | Kuri.O | 8080

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Digicult

digicult_logo.jpg

La fondamentale collaborazione con DIGICULT inizia a dare i primi frutti… ma cos’è DIGICULT? Lo abbiamo chiesto a Marco Mancuso…

DIGICULT è un progetto culturale che si occupa di cultura digitale e arti elettroniche. Il progetto DIGICULT è diretto da Marco Mancuso e si basa sulla partecipazione attiva di oltre 40 professionisti che rappresentano oggi il primo ampio Network in Italia di giornalisti, curatori, critici, artisti che lavorano nel camp della cultura elettronica e dell’arte digitale. Nonchè su una moltitudine di operazioni di aggiornamento sui processi di comunicazione e integazione attraverso i nuovi media e su una serie di attività di networking e rete. Tradotto in lingua inglese, DIGICULT è oggi un portale web aggiornato quotidianamente con una serie di news e approfondimenti sul mondo della new media art, ma è anche editor della rivista mensile DIGIMAG che si occupa con approccio critico e giornalistico di net art, hacktivism, video art, electronica, audio video, interaction design, artificial intelligence, new media, software art, performing art. DIGICULT produce inoltre un podcast di musica elettonica e audiovisivi DIGIPOD e un servizio internazionale di newsletter DIGINEWS. DIGICULT è infine coinvolto in una serie di attività collaterali come media partnership e report critici/giornalistici di festival e rassegne (a livello nazionale come Audiovisiva, Netmage, Peam, Dissonanze, Struttura, Freeshout, Lpm e internazionale come Cimatics, Optronica, Elektra, Todaysart, Art Tech Media, Strp e Sonar tra gli altri), progetti curatoriali in Italia (Piemonte Share Festival, Diesel-U-Music Award, Dissonanze Festival, Mixed Media festival, Screen Music festival) e all’estero (Cimatics festival di Bruxxels e Strp di Eindhoven) e sta attualmente lavorando come curatore/promoter di alcuni artisti Italiani all’estero, valorizzando il loro lavoro presso i principali festival, eventi, piattaforme e centri culturali in Europa che operano con il digitale e l’elettronica.

www.digicult.it
www.digicult.it/digimag
www.digicult.it/podcast
www.digicult.it/credits

Krisma. Il passato che ritorna

krisma

Quasi sembra impossibile a dirsi ma da qualche tempo siamo entrati in contatto con Maurizio Arcieri e Christina Moser, ovvero i Krisma. L’occasione era nata in occasione dell’evento che avremmo dovuto organizzare a Napoli ma che poi è andato a rotoli. Ora siamo alla ricerca di un altro luogo dove magari riusciremo a proporre quel che insieme a loro stava prendendo forma. Vabbè…

Riceviamo e pubblichiamo (ma non marchettiamo!)

Universal Music Group
PUBBLICA IL 9 NOVEMBRE 3 TITOLI STORICI DEI
CHRISMA – KRISMA
registrati all’epoca per la Polydor ed oggi rieditati su cd (DigiPack) con copertine originali, rimasterizzati in digitale:
CHRISMA – CHINESE RESTAURANT (1977)
CHRISMA – HIBERNATION ( 1979)
KRISMA – CATHODE MAMMA ( 1980)

I Krisma
I Krisma (inizialmente Chrisma) nascono nel 1976 come duo musicale. Il progetto nasce da un’idea di Maurizio Arcieri (già cantante nel gruppo beat I New Dada e poi cantante solista negli anni ’60) che forma il duo con Christina Moser e si dà prima ad una musica dalle forti connotazioni punk e poi ad un’elettronica d’avanguardia caratterizzata da ritmi a volte ossessivi, scelte musicali pionieristiche e dalla grande importanza data al look e all’aspetto visivo della loro musica. Nel 1977 il duo incide l’album d’esordio Chinese Restaurant, prodotto da Vangelis e suo fratello Nico, di cui il singolo “Lola” ha un buon successo. In questo periodo i Krisma vengono influenzati dal movimento punk, e in effetti il suono dell’album è molto distante da quello che caratterizzerà i loro album di maggior successo: i due sfoggiano look e atteggiamenti punk (profonda sensazione creerà il gesto di Maurizio che, durante un concerto, si ferisce con una lametta da barba rischiando di perdere un dito).
Nel 1979 arriva Hibernation, sempre prodotto da Vangelis, e nel 1980 Cathode Mamma, con cui si concretizza la loro svolta elettro-pop: è in questo periodo che arriva il successo commerciale con brani come “Many kisses” o “Cathode mamma”. Negli anni successivi il duo, trasferitosi definitivamente a Londra, pubblica Clandestine anticipation (un concept album dedicato all’acqua in tutte le sue forme), Nothing to do with the dog e Iceberg.
Del 1989 è l’ultimo lavoro in vinile, per l’etichetta di Vasco Rossi, Bollicine: Non ho Denaro. Successivamente iniziano a collaborare con Rai Tre in programmi come Fuori orario, si dedicano ad installazioni artistiche, lavorano con Marco Ferreri per il film Nitrato d’argento. Nel 1998, sfruttando il loro interesse per le trasmissioni satellitari, irradiano via satellite KRISMATV, un’emittente curata da loro in cui immagini di ogni sorta vengono miscelate con motivi musicali.
Negli ultimi anni hanno lavorato con i Subsonica (con cui hanno duettato in Nuova ossessione) e con Franco Battiato (album Dieci stratagemmi); inoltre continuano a pubblicare musica via internet.

“La Bestia e la Bestia”. Una parentesi nera fra le parole DJ e CINEMA

Andrea G. Pinketts

La Bestia e la Bestia (Requiem per Jack lo Squartatore) è il titolo della mostra e dell’installazione entrambe curate da Philippe Daverio visibile fino a sabato 9 novembre presso la Galleria Jean Blanchaert (piazza Sant’Ambrogio 4. googlemap).
La segnaliamo perchè il tutto prende spunto dall’omonimo racconto scritto da Andrea G. Pinketts contenuto nella raccolta “Io, non io, neanche lui” (Feltrinelli, 1996). Pinketts nella sua poliedrica eccentricità si è prestato amichevolmente alle nostre telecamere per un piccolo documentario su Giorgio Scerbanenco realizzato come extra alla sonorizzazione di Milano Calibro 9 (musicata da Cl.audio) e dunque qualcosa gli dobbiamo, anche se dalla cosa il nostro mammasantissimo non vede neanche un euro (tantomeno per il doc).
Ad interpretare il racconto sono due pittrici molto diverse fra loro: Isa Pozzi e Amira Munteaunu. All’interno della galleria un reading del racconto (con la voce dello stesso Pinketts) pervaderà lo spazio ed accompagnerà la visita fra le reminescenze dei fatti di sangue che terrorizzarono la Londra del 1888. Purtroppo noi ci siamo persi l’inaugurazione, dove fra persone in abito storico e malefici conigli bianchi il nostro amatissimo s’aggirava…

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”

Greenaway al festival Fenice: “Rivoluziono il cinema”
A Poggibonsi, in provincia di Siena, il regista porterà una nuova provocazione: il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ diventerà una ‘vj performance’, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento

di Giovanni Boganni (QN, 9/10/07)

Amsterdam, 6 novembre 2007 - «Sono un film-maker eccentrico, e il mio nome è Peter Greenaway. Il mio nuovo progetto è un progetto polemico e missionario: rivoluzionare il cinema». Peter Greenaway, 65 anni, nato a Newport, Galles, vive da anni in Olanda. «E’ un paesaggio perfetto: piatto, due terzi di cielo e un terzo di terra»; venerdì a Poggibonsi, in Toscana, Greenaway porterà una nuova provocazione. Una ‘vj performance’, cioè il suo film ‘Le valigie di Tulse Luper’ che diventa un videoclip: proiettato su sei schermi al plasma allestiti nel cinema, con le varie sequenze rimontate dallo stesso Greenaway al momento. Una performance ‘live’ a partire da un film.

Ci spiega questo nuovo progetto?
«E’ semplice. Il cinema è morto, viva il cinema. Noi siamo abituati a vedere i film in un modo primitivo, arcaico. Che cosa ci fanno delle persone sedute al buio, a guardare fisso davanti a sé, per due ore? Sembriamo animali nella tana. Io ho voluto creare qualcosa che sia differente ogni volta che la vedi. “Titanic” è terribilmente uguale ad ogni visione: il mio film no».

Peter Greenaway sarà ospite del festival ‘Fenice’, dedicato alle nove arti. E nessuno meglio di lui incarna l’ideale dell’artista totale, quello che nel Rinascimento era rappresentato da Leonardo. Pittore prima ancora che regista, autore di libri, realizzatore di performance tra teatro e cinema, autore di mostre multimediali, cultore dell’arte segreta e antica della calligrafia.

‘Le valigie di Tulse Luper’ è un film con immagini multiple sullo schermo, grafie, numeri, sovrimpressioni, disegni, fumetti…Aveva già voglia di un altro modo di fare un film?
«Semplicemente, ho sfruttato le potenzialità della immagine multipla, che è molto vicina alla nostra esperienza umana. Noi quando camminiamo per strada, leghiamo il nostro presente alla immaginazione del futuro e alla nostra memoria. La moltiplicazione dell’immagine è più realistica rispetto ai film come “Casablanca”, dove tutto è lineare».

Le piace la tecnica del collage, nel cinema?
«Il principio del collage è stata un’innovazione fondamentale nella pittura delle avanguardie. Come in Picasso e in Braque. Io sono andato avanti: ho applicato l’idea di collage al film».

La rassegna di Poggibonsi ‘L’arte di Peter Greenaway’ culminerà con un incontro con il regista inglese giovedì alle 16, e con la performance video di venerdì. Giovedì alle 21 verrà proiettato il suo ultimo film, ‘La ronda di notte’, passato anche all’ultima Mostra di Venezia. «Nel caso di quest’opera — continua Greenaway — mi interessava sfruttare le potenzialità del quadro di Rembrandt ‘La ronda di notte’. L’ipotesi è che in quel quadro sia rappresentato un crimine. Tutti gli elementi della scena del crimine sono lì, nel dipinto. E vanno soltanto investigati».

Che tipo di pittore era Rembrandt?
«Era un pre-cineasta. Con i suoi quadri fermava il movimento. In pratica, aveva inventato il cinema con due secoli di anticipo. Se vivesse oggi, sarebbe un mélange tra Mick Jagger e Bill Gates. A 23 anni era famosissimo, ricchissimo, alla moda. Ma dopo aver dipinto “La ronda di notte”, cominciò a perdere tutto: soldi, fama, posizione sociale».

Tutto per colpa di quel quadro?
«Quel quadro racchiude un mistero criminale. Ci sono, in quella immagine, almeno cinquanta questioni segrete. Io sono così arrogante da dichiarare che le abbiamo decifrate tutte».

intervista a cura di Giovanni Bogani

http://www.tulseluperinturin.net
Fenice International Nine Arts Festival

Disco Will Never Die!

Parlavamo di questa sequenza nel post dedicato a “The Last Day of Disco” di Whit Stillman, addirittura trascrivendola integralmente. Ora grazie ai potenti mezzi del web 2.0 abbiamo modo di farvela sentire nella sua versione originale. Il monologo è assolutamente importante sotto molti punti di vista perchè al cinema, forse mai in maniera così compiuta, è capitato di ascoltare una riflessione così profonda su di fenomeno sociale che è stato (ma forse è ancora pur in forme ovviamente diverse ed aggiornate) così profondamente incisivo ed efficace – nella sua apparente superficialità – nel mutamento dei comportamenti sociali metropolitani (e non solo). Il tempo del tempo libero, contrapposto a quello del lavoro, iniziò ad assumere una valenza altrettanto importante nei modi di vita della classe media, la disco era innanzitutto un luogo dove apparire per essere e questo fu per anni un comportamento osteggiato da molteplici fronti, non avendo una cultura articolata a sorreggerla la Disco nel giro di poco entrò in crisi sbracando nel pop più becero. La nostra impressione è che oggi ciò stia capitando alla techno ed alla maggior parte dei generi “sintetici”, oggi però a fare da diga all’implosione c’è il Sistema dei DJ che attraverso la sua cultura impedisce la deriva (già in atto) alla massificazione omologata e (ancora) becera.

«La disco music non morirà mai, sopravviverà nella nostra mente, nel nostro cuore. Una cosa così bella, così importante, così unica non potrà morire mai. Le future generazioni la considereranno superata, fuori moda. Verrà travisata, messa all’indice, ridicolizzata o peggio… completamente ignorata. Rideranno di John Travolta, di Olivia Newton John, degli abiti di poliestere e delle scarpe con la suola alta, di questi gesti [fa uno scatto in stile Travolta “Saturday Night Ferver”]. Non andiamo vestiti così, ma amiamo lo stesso la disco, e chi non l’ha capita, non la capirà mai. La disco è stata molto di più, molto meglio di tutto questo. Il suo valore è stato troppo grande, ci ha divertito troppo per poter scomparire, un giorno o l’altro dovrà tornare e spero che quando succederà noi ci saremo… scusate ma oggi ho un colloquio di lavoro e cercavo di caricarmi, comunque le cose che ho detto le penso davvero.»

DJCINEMA vj-set @ Vedano Olona (Va). 31 ottobre

djcinema_vjframe_1045.jpg

Questa sera siamo quì. In compagnia di Cl.audio, Loris e St&p… faremo visual, ovvero viggeing, ovvero faremo girare un pò di immagini. La location ci è ignota, cosa faremo altrettanto…

Il nome con il quale ci firmiamo è DJCINEMA anche se ilcanediPavlov! prende sempre più quota… vedremo.

questo il concept.

Mixing Identities

mixingidentities.jpg

MIXING IDENTITIES:
QUALI DIREZIONI PER I VJ ITALIANI?

Txt: Claudia D’Alonzo
articolo pubblicato sul n.22 (marzo 2007) di Digimag (e-mag del portale Digicult). licensed under Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.0 Italia

E’ in uscita per l’etichetta Minus Habens “Mixing Identities”, la prima raccolta in forma di videoclip sul vj’ing italiano, nato dalla collaborazione tra VjCentral.it e la Fondazione Arezzo Wave.
Silvia Bianchi, Valentina Besegher, Antonio Zavagli, Claudio Sinatti, Mattia Casalegno hanno curato la selezione di 17 artisti chiamati a fare un punto sulla situazione del fenomeno in Italia. Intento dei curatori, quello di creare uno strumento di promozione per gli autori e, allo stesso tempo, fornire una ricognizione delle tendenze in atto nel campo del live visivo. Gli artisti partecipanti provengono per la maggior parte dal portale di VjCentral, divenuto ormai un riferimento per l’ambiente dell’a/v, mentre la lunga traccia audio che fornisce l’ossatura audio del lavoro è costruita dal mixing del dj Alex Neri.
La scelta di organizzare il progetto su tale matrice sonora, ha forse condizionato una lettura un po’ univoca del fenomeno del vj’ing italiano, prediligendone l’aspetto più legato alla club culture di largo consumo e lasciando da parte il lato più undergound e sperimentale dell’interazione suono-immagine, come pure i progetti di collaborazione tra musicisti e artisti video.
Fortunatamente a fare da contrappunto a una colonna sonora omologante e mono-tona, troviamo un panorama visivo estremamente vario, una miscela di identità e modalità di trattare l’immagine in relazione al suono che restituiscono una bella istantanea dei gruppi attivi in Italia.
La struttura di Mixing Identities si offre a una duplice lettura: quella di documento e ricerca sul vj’ing italiano, attraverso 17 tracce affidate agli artisti, e allo stesso tempo come tentativo di trasporre, su un supporto riproducibile, l’unicità sinestetica del live set: il DVD è infatti fruibile anche in un’unica traccia video, trasportata su sonorità electro e tech-house. Obiettivo raggiunto in parte dalla la profonda eterogeneità del materiale che traduce a tratti il passaggio da un artista all’altro in sovrapposizioni poco convincenti di stili visivi troppo diversi, annullando l’effetto di flusso coerente del mixing.

Se l’intento quindi di cercare un unico percorso visivo risulta frammentata e singhiozzante, scendendo con lo sguardo dal generale particolare delle singole tracce, si trova proprio nella molteplicità la ricchezza del progetto.

Tra le sfaccettature più interessanti di questa molteplicità la traccia affidata a Davide Di Gandolfo, aka DDG, eco concentrico di immagini di found footage, rimescolate in un loop ossessivo perfettamente sincronizzato con il sound di Luca Bacchetti; il contributo di Kaplan Project, duo formato da Alessandro Lentati e Miss Blandish, conduce attraverso il formicolio di immagini urbane un reportage di viaggio, un’esplorazione del tessuto architettonico ed umano nel quale il mixaggio spinge il ritmo visivo, intarsia, crea pause e sospensioni seguendo la traccia Magenta, di Fabio della Torre e David C.
Goofo costruisce la propria traccia su un canovaccio narrativo elaborato con ironia, percorrendo in maniera originale il sottile limite tra montaggio da vj e video clip; Lan Videosource, duo composto da Gianluca Lisco ed Enzo Variale, gioca invece sulla decomposizione digitale dell’immagine televisiva, lo schermo diviene matrice di astrazioni e forme, il segnale è usato come flusso da plasmare ed amalgamare con il suono di David C. & Alex Redman.

Sulla processazione e il cut-up di immagini si muovono _Underscore e Miss plug-in nei quali però l’eterogeneità dell’immagine diviene caotico ammassamento retinico, la composizione stenta a trovare una propria autonomia e coerenza, l’occhio annaspa tra sovrapposizioni ridondanti ed un abuso incontrollato di effetti.
La composizione di elementi essenziali distingue invece il gruppo milanese Otolab che sulla traccia Reverse, di Minimono, costruisce orchestrazioni di grafiche e geometrie spaziali che si fanno permeare dal suono, scompongono la musica in unità visive riscrivendole secondo la sintassi del ritmo.

si veda anche:
Claudia D’Alonzo, Mixing Identities, Exibart.com – 11 gennaio 2007 – LINK

http://www.vjcentral.it/mi

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